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«Riconoscere il genio» La scuola difficile dei ragazzi iperdotati

In viaggio con la psichiatra Federica Mormando e il suo ultimo libro «Bambini e ragazzi ad alto potenziale. Crescere con loro» (edizioni Red), un volume che ci racconta il tema della iperdotazione. Bambini «troppo» intelligenti che però possono avere problemi a scuola e nelle relazioni con i propri compagni. I consigli per genitori e docenti per meglio gestire questo tipo di precocità.

«Gifted» e «Young Sheldon». Oppure, qualche anno fa «Will Hunting-Genio Ribelle». Il cinema ha spesso raccontato la storia di bambini o ragazzi iperdotati, con potenziale cognitivo altissimo e un futuro inevitabilmente brillante. Quanti piccoli geni nascono ogni anno? Le statistiche internazionali distinguono fra soggetti con alto potenziale cognitivo (con quoziente intellettivo dal 120 al 129) e plusdotati, quando il quoziente supera il 130. Questi ultimi sono il 2,5% della popolazione e i primi il 5%.

Ciò che succede, anche a Milano, è che dalle scuole crescono le richieste di accertamento per sospetti disturbi di apprendimento, derivanti da comportamenti non usuali a scuola. E spesso si arriva al test di livello di quoziente intellettivo.

Il problema? Non tutti lo sanno poi leggere. Etichettando, così, i ragazzi in modo sbagliato. Lo racconta nel suo nuovo libro «Bambini e ragazzi ad alto potenziale. Crescere con loro» (edizioni Red), la psichiatra Federica Mormando, che dagli anni ‘80 si occupa di iperdotazione. Quali sono i segnali a cui prestare attenzione? La precocità, il vivo interesse per la lettura: i bambini iperdotati imparano subito a leggere a 2-3 anni. Ma anche una capacità di astrazione precoce (prima dei 6-7 anni), di intuire gli stati d’animo degli altri, la sensibilità alle ingiustizie. Bimbi che a scuola si annoiano e mal sopportano la routine.

Come reagiscono? «I programmi scolastici non coincidono con le età mentali di questi ragazzi. C’è chi finge di non saper leggere per essere come i compagni. E chi, a seconda dell’educazione ricevuta e del carattere, quando annoiato si agita e disturba, oppure si isola o continua a fare domande, e qui sta al docente comprendere se si tratta di curiosità intelligente o di domande poste solo per attirare l’attenzione» sottolinea Mormando. Chi è abituato a capire tutto subito senza studiare, non affronta facilmente le difficoltà. «Quando incontrano qualcosa per cui devono fare uno sforzo, si deprimono perché ritengono di non essere in grado». Un’altalena di emozioni che, coi dovuti consigli, genitori e insegnanti possono imparare a gestire. Per fare qualche esempio: «Festeggiarli, mai rimproverare, gli sbagli, che sono occasione per imparare cose nuove», «non infarcirli di nozioni», evitare i giochi con il cellulare fino almeno a 5-6 anni. Un capitolo è dedicato al tema dell’arricchimento. Spiega che anche una parola semplice come «se…gia» possa aprire un mondo di approfondimenti interessanti e utili. Quanto alle verifiche, «è bene preparare questi bambini per tempo con test aggiuntivi, non identici a quelli della prova proposta a tutta la classe, per i bambini che finiscono prima degli altri. Prove per abituarli allo sforzo di comprendere».

C’è poi il tema di educare alla coscienza, all’etica. «Nel libro abbiamo messo consigli molto pratici per una buona formazione della mente sia in matematica che in scrittura, ma ho posto l’accento sulla formazione della coscienza. L’intelligenza non coincide con il valore dell’etica. Si può essere molto intelligenti e anche molto cattivi» dice Mormando. Il dato più preoccupante di questi tempi? «L’ampia diffusione dei test, somministrati da chi non ha sufficiente esperienza di iperdotazione. Si è diffuso il pregiudizio che questa coincida molto spesso con qualche disturbo della personalità, come l’autismo. Ho visto molte diagnosi sbagliate, tra cui una ragazza, diagnosticata come autistica. Adesso sa di non esserlo».

Articolo di Giovanna Maria Fagnani, tratto dal “Corriere della Sera” del 27 maggio 2024

Bambini e ragazzi super-intelligenti, come coltivare il loro dono (e crescerli felici)

Possono «perdersi» durante il percorso scolastico perché le loro doti non vengono riconosciute o non sono valorizzate, a volte vengono addirittura bollati come problematici. Eppure sono bambini e ragazzi con una marcia in più, con un’intelligenza superiore al normale: per riconoscerli, ma soprattutto per rispondere ai loro bisogni e per favorirne una crescita serena, è in libreria il nuovo libro della psichiatra e psicoterapeuta Federica Mormando, «Bambini e ragazzi ad alto potenziale, crescere con loro. Una guida per i genitori» (Red!).

Riconoscere l’intelligenza speciale

Dalla definizione dei diversi tipi di intelligenza ai test per misurarla, il volume vuole fornire ai genitori gli strumenti per riconoscere l’alto potenziale cognitivo dei propri figli anche al di là del quoziente d’intelligenza perché, come spiega Mormando, «ci sono tipi di intelligenza che i test classici non riescono a misurare e che non per forza sono connessi al QI. Creatività, intuizione, doni artistici sono anch’esse forme di iper-dotazione, in più anche i classici test dell’intelligenza devono essere ben interpretati per avere un reale valore». Ma come si riconosce, allora, un bambino con capacità superiori alla media? «Questi bimbi sono rapidi nell’apprendimento, trovano soluzioni non banali, sono precoci nel pensiero astratto che si può manifestare ben prima dei sei anni – risponde l’esperta -. Spesso poi imparano a leggere già attorno ai tre anni e senza un grande aiuto esterno, tendono a sentirsi più a loro agio con chi è più grande di loro; hanno poi una curiosità intelligente, che non significa chiedere sempre perché ma voler guardare oltre. Un indizio tipico? A scuola si annoiano, perché non ricevono gli stimoli di cui avrebbero bisogno. Così capita che facciano confusione e si distraggano, molti poi preferiscono stare da soli».

I rischi del «dono dell’intelligenza»

Il risultato è che a molti bambini plus-dotati vengono diagnosticate patologie inesistenti, dall’ADHD a sindromi autistiche ad alto funzionamento, che creano ansia a loro e ai genitori. «Purtroppo si confonde spesso la personalità con la malattia, ma questo trasmette ai bambini un’immagine di sé malata, che li danneggia – sottolinea Mormando -. Questi bambini corrono anche altri rischi, se non c’è un giusto approccio ai loro bisogni: alcuni, abituati a capire tutto subito e facilmente, si scoraggiano e abbandonano di fronte a sfide poco più complesse; altri restano sempre in superficie, perché tutto gli appare facile, o al contrario si appassionano a qualcosa che per loro diventa totalizzante. Così non sempre un’intelligenza superiore alla media si associa al successo, a scuola e nella vita». Perché non accada serve formare i genitori, perché possano accompagnare i figli senza ansie e con competenza, amore e pazienza: il libro offre suggerimenti ed esempi che sfatano preconcetti e rafforzano la capacità di formulare giudizi personali e oggettivi. Anche se poi, come conclude Mormando, «molto dovrebbe fare la scuola. Insegnanti preparati dovrebbero e potrebbero offrire spunti che possano risultare interessanti anche a chi è più dotato; inoltre, in alcuni casi, potrebbe essere favorito il “salto” di una o due classi».

Articolo di Elena Meli – Corriere.it

«Sembriamo lo zoo di un pianeta evoluto» Le guerre già vinte dal pensiero binario

Per sembrare intelligenti bisogna parlare di “bias cognitivo”, fortunata locuzione che per uno dei misteriosi fenomeni migratori del linguaggio è passata dagli studi di psicanalisi ai salotti TV (sarebbe più sano il percorso contrario ma quello è un altro discorso). L’espressione indica il processo mentale per cui si tende creare una realtà soggettiva, non corrispondente all’evidenza, basata sulle proprie informazioni e quindi distorta. Consente di produrre in velocità “giudizi poggiati sul pregiudizio”, e persino Wikipedia avverte che si tratta di un «comportamento generato in prevalenza dalle componenti più ancestrali e istintive del cervello», quelle dominate dal pensiero primitivo, per intenderci, ossia il pensiero stupido. Che sta trionfando.

Le due guerre recenti, quella in Ucraina prima, questa in Medio Oriente poi, non trovano una conclusione ma un vincitore (indiscusso) c’è già: il pensiero binario, degradato in un tifo da stadio (Kiev contro Mosca, Israele contro Palestina) capace di annientare qualsiasi ragionamento sulla complessità. «Poco male, si potrebbe dire, se non fosse che l’attitudine contagiosa a schierarsi da una parte o dall’altra – senza il tempo e soprattutto senza la voglia di capire -, ci rende complici della logica aberrante che porta direttamente alla guerra», rileva Federica Mormando, psichiatra e psicoterapeuta, che al tema ha dedicato il libro Sì/no On/off. Chi ha fatto la storia. «Ogni conflitto – spiega -, è l’applicazione perfetta del pensiero binario, il più semplice, il più facile: o tu o io». Attorno alla realizzazione della guerra nascono poi strategie strutturate, operate a volte con grande raffinatezza da chi gestisce il potere, ma allá base c’è sempre un St/No. «Il problema – evidenzia a Mormando – è che questo a scuola non viene spiegato. E la nostra attitudine si forma lì, tra i banchi.

Vengono esaltate le figure di grandi condottieri – Giulio Cesare, Carlo Magno, Napoleone -; senza mai accompagnare la spiegazione con una doverosa sottolineatura: che stupida l’umanità che ha fondato il destino di miliardi di persone; che ha bloccato la meraviglia che può nascere dall’intelligenza e dalla sensibilità umana; che ha bruciato il dono più grande che abbiamo, quello della vita, sulla base di un pensiero stupido: o io o te». 

E sì che l’alternativa ci sarebbe anche: «È la terza via – suggerisce la psicoterapeuta -: quella che, con il coraggio dell’assoluta novità, ci ha indicato Gesù. “Ama il tuo prossimo come te stesso” è un comando rivoluzionario, che esclude il si/no e spinge alla comprensione. Non puoi ammazzare uno che sei tu. Il problema è che questa prospettiva non è funzionale alla volontà di potere. Non a caso ad essere ucciso è stato proprio lui: Gesù. Da registrare che anche un’altra libertà, quelle garantita dalle arti – musica, poesia, pittura e scultura, temute infatti da ogni dittatura, tanto da essere proibite o asservite – finisce per essere piegata a queste dinamiche: lo stiamo verificando in tanti festival, concorsi cinematografici, eventi culturali». Il fatto è che la prossimità alla guerra sta rendendo la logica binaria dilagante, e la tendenza alla violenza inarrestabile. Amplificata e soprattutto legittimata sui social, sfogatoi di odio ignorante: lo dimostra la qualità del confronto, quasi sempre costruito sulla base di una conoscenza rabberciata (si provi a fare domande in profondità su una qualsiasi materia dibattuta) e inevitabilmente destinato a finire tra gli insulti. Rapper e trapper ci mettono del loro: fanno pubblicità alla violenza, alle armi, alla droga, alla devianza, al sesso brutale. «Si affannano a spiegare che stanno raccontando la realtà in cui vivono.

Invece – considera Mormando – si limitano ad appiattire tutto su ridicoli cliché: noi qui, il “sistema” là. Un’operazione vincente, perché gli slogan e i messaggi semplici passano facilmente, portano clic e consenso, ma assolutamente stupida. E pericolosa, perché motore di imitazione». Anche i talk show, contenitori preziosi, teoricamente capaci di informare e formare tanta parte dell’opinione pubblica, non sfuggono alla logica della contrapposizione, anzi la coltivano, riducendosi a rumorose arene televisive in cui si sfidano ospiti competenti che si danno sulla voce, lacchè strutturali di una narrazione stereotipata e personaggi caricaturali funzionali solo alla rissa. «Vince chi urla di più – rileva Mormando – Nessuno è interessato ad ascoltare l’altro, ma solo ad annientarlo. Il ragionamento critico è abolito, perché lento, pacato e richiede tempi di riflessione che la televisione non può o non vuole più concedere. Tra l’altro, l’esaltazione del politicamente corretto cui stiamo assistendo negli ultimi anni fornisce schemi molto adatti a questa logica: purché si resti dentro un certo binario, possiamo dire qualunque sciocchezza, senza produrre alcuno sforzo per capire o interpretare le sfumature della realtà. Sembriamo lo zoo di un altro pianeta dove sono ci sono esseri più evoluti». Per sembrar intelligenti si potrebbe parlare di bias cognitivo. Purtroppo, è solo stupidità.

di BARBARA UGLIETTI, L’Avvenire

14 ottobre 2023 – Federica Mormando presenta il suo ultimo libro

“SI/NO ON/OFF” di Federica Mormando
Un’interpretazione della storia umana

Il prossimo 14 ottobre, alle ore 18, Federica Mormando presenta il suo ultimo libro presso la Casa Armena in Piazza Velasca 4 a Milano (MM Missori).

Intervengono Remo Danovi e Pietro Kuciukian
Al pianoforte Any Martirosyan

Ingresso libero • Segue rinfresco
Per informazioni tel +39 340 210 117 

L’intervista. «Le macchine imitano il cervello umano? È preoccupante il contrario»

Farle domande è quasi impossibile: le anticipa tutte. Aggancia lo sguardo a una mezza parola – in effetti bastano una sillaba, una pausa, un riposizionamento dell’interlocutore sulla poltrona sistemata di fronte alla sua – e intuisce, elabora, risponde. Non ha capacità divinatorie, è solo, si fa per dire, il suo cervello. Federica Mormando era una bambina quando le fecero il primo test del quoziente intellettivo. Arrivati i risultati, gli esaminatori le si misero intorno a cerchio con le braccia conserte e la fronte corrucciata, silenziosi come di fronte a una specie aliena tutta da studiare. Non si accorsero che in realtà lei, mente prodigiosa dai numeri eccezionali (corrispondente al massimo sull’attuale scala Wisc), aveva già iniziato a studiare loro. Insieme, ovviamente, a tutto il “pacchetto” dell’iperdotazione intellettiva. Cosa che avrebbe poi fatto per tutta la vita, qualificandosi come la psichiatra e psicoterapeuta più accreditata nell’individuazione e nello sviluppo dell’alto potenziale cognitivo.

Nel 1997 Garri Kasparov perse la sfida con Deep Blue, il supercomputer dell’Ibm, e la prese piuttosto male. Oggi i sistemi informatici sono sempre più abili a simulare il pensiero e il comportamento umani: la chiamano intelligenza artificiale e suscita molta preoccupazione. Giustificata?

Giustificata, sì, ma nel senso perfettamente contrario a quello dato: non dovrebbe farci paura il fatto che le macchine stiano imitando il cervello umano quanto, piuttosto, che il cervello umano si stia plasmando sulle macchine. L’intelligenza artificiale è capace di generare testi, fotografie e video fittizi difficilmente distinguibili dalla realtà, ma l’inganno, se praticabile, è pericoloso solo in mancanza di pensiero critico. Il punto è proprio questo: il pensiero critico, come quello complesso, non vengono più esercitati. E di questo sì, dovremmo preoccuparci.

Un attimo: intende dire che il cervello umano si sta plasmando sulle macchine?

Sì. Siamo colpiti da una grandissima quantità di input che ci portano a sviluppare solo il pensiero binario, quello primitivo, tipico dei computer: sì-no, sì-no. La complessità è quasi insopportabile. La scuola propone spesso quiz a risposta multipla, il che esclude in partenza il pensiero elaborato, la dimensione creativa. Se tu vuoi offrire una soluzione che abbia delle varianti, che contempli il tuo punto di vista personale, la tua interpretazione, la tua originalità, sbagli. Insomma: se vuoi divertire la tua cultura e la tua intelligenza, non puoi farlo. È la logica dei giochi al computer: o vinci o perdi, A o B, codice binario. L’allenamento è solo alla velocità nella ripetizione. Oltretutto, come ha ottimamente spiegato Lamberto Maffei nel suo libro “Elogio della lentezza”, va considerato che le sollecitazioni imposte dai videogiochi hanno una velocità superiore a quella della trasmissione sinaptica, e quindi, di fatto, impediscono il pensiero naturale, che è un pensiero lento. Per inciso: le persone particolarmente dotate non hanno, nei test, un quoziente di velocità molto alto proprio perché, semplicemente, pensano. Prima di dare una risposta, pensano.

Non è sempre stato così?

No, perché solo da qualche anno, proprio per la crescente “robotizzazione dell’umano” – siamo costantemente chiamati a rispondere con immediatezza a email, Sms, messaggi WhatsApp, a capire e ad adattarci alle nuove App, agli aggiornamenti informatici – la velocità di reazione è considerata estremamente importante e ha assunto un suo specifico valore nelle valutazioni del Q.I.

Ci sono conseguenze evidenti sulle nuove generazioni?

Come no. C’è un peggioramento generale che registro quotidianamente nei bambini che vengono qui (nello studio di psicoterapia ndr). E non solo attraverso i test del Q.I., i cui risultati stanno calando. Hanno difficoltà nella comprensione del testo, ma anche del parlato. Ascoltano le parole, ma se tu chiedi: lo sai cosa significa questo? Ti rispondono di no. E se domandi perché non ti hanno chiesto il significato di quella parola, ti guardano ammutoliti. Hanno sempre meno curiosità. E curiosità non è il banale perché-perché-perché? Curiosità è l’entusiasmo della scoperta, una spinta profonda che si educa, come la libera iniziativa, la ricerca. È un esercizio che non si fa più, in nessun contesto, educativo o professionale che sia. Devi rispondere ai quiz, reagire a un post dopo aver letto due righe di un argomento. Punto. Inoltre, molto materiale di apprendimento è in formato video, se possibile breve. Tutto è bidimensionale. Non c’è interazione. Non c’è più il concetto della fatica, dello sforzo necessari per raggiungere un risultato. E non c’è allenamento alla concentrazione. Piuttosto il contrario: si esercita la non-concentrazione, l’abilità di rispondere a stimoli multipli contemporaneamente. L’unico ambito in cui vedo un costante esercizio alla concentrazione e alla fatica è lo sport agonistico, ma tutto è finalizzato a una specifica performance.

Però i bambini e i ragazzi, oggi, hanno molte opportunità: mille canali televisivi, Internet, possono viaggiare. Apprendono tante cose. Sanno tante cose.

No: sono “contenitori” di cose, ma generalmente non sanno metterle in critica perché non hanno formazione al ragionamento. Se tu, da piccolo, non vieni abituato alla logica lineare, all’analogia, all’approfondimento, all’espressione, nemmeno lo sai che qualunque informazione tu riceva la puoi valutare, elaborare, contestualizzare, arricchire. Settimana scorsa avevo qui un bambino, molto intelligente, che aveva tante nozioni: il Big Bang, l’acqua, l’elettricità, l’ambiente, lo spazio e il tempo. Ma erano informazioni completamente scollegate, senza un substrato: non è riuscito nel compito di creare un pensiero coerente amalgamandole. Quello che, per esempio si faceva una volta con il classico tema in classe. I giovani oggi sono sottoposti a un bombardamento informativo che non dà loro il tempo, letteralmente: non dà loro il tempo, di fermarsi a riflettere. Il che facilmente porta, in età adulta, a un’omologazione di pensiero che tende a polarizzarsi su idee e fronti contrapposti. Lo stiamo verificando quotidianamente. E qui torniamo al tema dell’Intelligenza artificiale: può essere “artificialmente perfetta” fin che si vuole, ma se io so ragionare con la mia testa, con riferimenti e valori ben consolidati, ho tutte le armi per affrontarla. Anche Internet, strumento preziosissimo, può essere pericoloso. Anche gli influencer possono essere pericolosi. Anche i social, e ne abbiamo purtroppo conferme tragiche in questi giorni. Ma il problema, come detto, sta a monte.

Lei descrive un gap generazionale preoccupante: è recuperabile?

Nel Dopoguerra ci sono stati una spinta alla crescita e un entusiasmo formidabili, che hanno portato i nostri genitori e i nostri nonni a costruire una società nuova, migliore. Quella generazione ha avuto un centesimo della nostra scolarizzazione e un millesimo delle nostre opportunità, eppure ha saputo guardare avanti con lungimiranza. Molti bambini facevano solo le elementari ma ricevevano una formazione decisamente superiore a quella di tanti studenti di oggi. C’era la felicità di conquistarsi qualcosa con sacrificio. Oggi ci sono educatori e agenzie di educazione, dentro e fuori la scuola, che stanno provando a recuperare questa prospettiva. Pochi ma ci sono. Quindi, chissà.

Chi è

Psichiatra, psicoterapeuta di formazione adleriana, giornalista, dagli anni Ottanta, Federica Mormando studia l’iperdotazione intellettiva. Ha fondato la scuola Emilio Trabucchi per i bambini particolarmente dotati, Eurotalent Italia e Human Ingenium, dedicati all’individuazione e allo sviluppo dell’alto potenziale cognitivo. Ha pubblicato “Altissimo potenziale intellettivo: strategie didattico-educative e percorsi di sviluppo dall’infanzia all’età adulta” (Erickson). Fa parte della commissione per la formazione degli insegnanti del World Council for Gifted and Talented Children. Con le edizioni Kimerik, ha pubblicato recentemente “Si/No. On/Off”, un’interpretazione originale della storia e un appello contro la guerra.

Articolo di Barbara Uglietti per L’Avvenire

Ecco una descrizione dell’arricchimento, scritta da un ragazzo cui è stato trasmesso fin da bambino

Il lavoro svolto con Paolo è stato sicuramente un percorso di profonda apertura mentale. È stato un viaggio alla scoperta di come anche nella più piccola e “banale” delle cose (ricordo ancora oggi una tematica veramente semplice che avevamo trattato, ossia i cavalli) vi possano essere infiniti spunti di analisi e riflessione, se si hanno la forza e la volontà di andar oltre lo strato puramente superficiale. Mi ha insegnato a stupirmi anche delle cose più semplici, interrogandomi su quanto esse potessero nascondere dietro la loro apparente semplicità. È stato inoltre un percorso che mi ha permesso di interrogarmi su come fondamentalmente ogni cosa possa portare a un profondo arricchimento personale, se guardata nella giusta prospettiva, portandomi in questo modo a sviluppare una maggior capacità di analisi di quanto mi circonda, permettendomi quindi di crescere come persona.

I bambini non sono QI (quoziente intellettivo) spiega la psichiatra Federica Mormando

Un bambino di 11 anni frequenterà le lezioni di algebra di una scuola superiore e finite le medie andrà direttamente in terza superiore. Orizzontescuola.it

Ecco un esempio di non comprensione. Infatti l’importante non è affatto aumentare le nozioni e tanto meno spedire in classi con alunni di anni più grandi. Questa impostazione significa non considerare la persona e neppure la formazione della mente. Che deve riguardare un ampliamento degli orizzonti, della capacità di ricerca e comprensione a largo raggio. Una formazione di base che permette l’elaborazione e l’entusiasmo per la conoscenza di qualunque oggetto del sapere. Riporto il report di un ragazzo che ha seguito con noi l’arricchimento, da quando aveva 7 anni, che spiega esattamente cos’è la formazione della mente.

Il lavoro svolto con Paolo è stato sicuramente un percorso di profonda apertura mentale. È stato un viaggio alla scoperta di come anche nella più piccola e “banale” delle cose (ricordo ancora oggi una tematica veramente semplice che avevamo trattato, ossia i cavalli) vi possano essere infiniti spunti di analisi e riflessione, se si hanno la forza e la volontà di andar oltre lo strato puramente superficiale. Mi ha insegnato a stupirmi anche delle cose più semplici, interrogandomi su quanto esse potessero nascondere dietro la loro apparente semplicità. È stato inoltre un percorso che mi ha permesso di interrogarmi su come fondamentalmente ogni cosa possa portare a un profondo arricchimento personale, se guardata nella giusta prospettiva, portandomi in questo modo a sviluppare una maggior capacità di analisi di quanto mi circonda, permettendomi quindi di crescere come persona (Massimiliano Tentorio)

Come persona. Quelli che si limitano al limitante e limitato esame del Q.I. riducono la persona a una valutazione (imperfetta) dell’aspetto cognitivo, dimenticandone le sfaccettature, senza considerarne le dimensioni infinite a perlopiù sconosciute ma attivabili con un insegnamento davvero allargato, invece che limitato ad approfondire nozioni di settore. In questo caso si progetta di inserire un bambino con ragazzi due o tre anni più grandi di lui, dimenticando che al di là dell’intelligenza conta l’età, le esperienze proprie di ogni età, non considerando il disagio dell’inserimento con ragazzi in un’altra fase della vita.

Auguro a questo bambino di comprendere il sopruso che gli stanno facendo e di sostituire ‘orgoglio del privilegio con la consapevolezza dell’ingiustizia che gli stanno facendo.

Federica Mormando
Da Giornale Metrolitano

La psichiatra Federica Mormando spiega quando le scuse sono un insulto

È in corso una moda particolarmente disgustosa, lo scusismo. È iniziata, cita la Treccani, col Papa Giovanni Paolo II, che si scusò con Galileo, certamente commuovendolo. Quanto alla Chiesa cattolica, lo scusismo prosegue con Papa Francesco che ha chiesto scusa ai popoli indigeni del Canada per le violenze perpetrate fra ‘800 e ‘900 nelle scuole residenziali, scuse anticipate da quelle del governo di Stephen Harper. Recentemente il re d’Olanda si è scusato per lo schiavismo colonialista. Un balzo nei tempi, un’impunibile appropriazione a effetto di colpe non proprie. Non sto a citare le scuse dei potenti, che sono parecchie, calo molto più in basso. Raccapriccianti le scuse che Gianni Melluso, uscito dal carcere dopo 30 anni per spaccio di droga e rapine, rivolge alla famiglia di Enzo Tortora, da lui accusato ingiustamente di associazione camorristica e morto, anche, di dolore.

Dagli illustri precedenti la scusa mania è grottescamente dilagata. Questa moda fa comodo a chi si sente in diritto di essere assolto, ma anche a chi evita di affrontare problemi spinosi dando valore alle scuse. Allievo spara con pistola ad aria compressa un po’ di pallini a un’insegnante. Lui e famiglia sostengono di aver chiesto scusa, cosa negata dall’insegnante. Un tentativo di spostare su scuse sì-scuse-no il reato dell’impallinamento. Una protezione dei genitori al figlio che non esiterà a ripetere azioni gravi, di cui forse chiederà scusa, tanto non costa niente. Quello che per i pallini ha chiesto scusa è il ministro Crosetto, allenato dalle scuse fatte a Conte, lo scorso anno, dopo averlo definito deficiente.

 Chiedo scusa a chi ho fatto del male, posta in un messaggio su Facebook Savino, prima di ammazzare la compagna e se stesso. È gravissima e sempre più diffusa la comoda illusione che due parole cancellino crimini, offese, sofferenze inflitte. Come la facile illusione di aver fatto qualcosa con cortei e fiaccolate: esternazioni senza rischi. Non ho memoria di manifestazioni serie contro gli stupri e relativi colpevoli, fatte proclamando idee politicamente scorrette, quindi rischiose. Stiamo diventando un paese di deboli arroganti, coperti dal bugiardo cappellino degli alibi. Che ormai ci sono per tutto, e il guaio è che sono accolte come attenuanti, nella dilagata indulgenza contro i malfattori.

E malfattore è anche chi non va scuola, visto che le scuole, buone o no che siano, le paghiamo noi. Anche chi imbratta i muri delle città, muri da pulire, ancora con i nostri (guadagnati) soldi. Anche chi imbratta il Colosseo, con l’aggravante della presa in giro. “Non sapevo fosse antico”, lagna Ivan Dimitrov, nato a Roma e residente a Bristol, in Inghilterra. Dopo essersi fatto glorificare, cioè ripreso da un amico, mentre incideva su un muro del Colosseo il nome della fidanzata, il suo e il memorabile 2023. Il gesto è idiota, ma le scuse ancor di più: oltre a darsi dell’imbecille, il che è perdonabile, il tipo dà degli imbecilli anche a noi. E questo non è perdonabile. L’esaltazione del piacere che seppellisce il dovere produce la repubblica delle scusanti, che rinforza il flebile sforzo del chiedere scusa. C’è una scusante per tutto. I ragazzi non vanno a scuola? Poveri, hanno subito il lockdown. Ci si dà malati per lavorare meno? Un diritto perbacco! Tanti hanno oziato per anni cullati dal reddito? Un altro diritto, inventato da chi voleva avere più voti. Un popolo sempre più inetto, in cui la figura del cretino la fa chi è responsabile, lavora, studia davvero, nonostante lo sberleffo del tutti promossi, tutti uguali, non offendiamo i lazzaroni dandogli brutti voti. Meglio offendere chi ha lavorato. E sono sorprendenti le scuse per colpe non proprie. Un esempio: Il professor Zennaro, direttore del dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino, ha inviato all’incirca 50 lettere ai residenti del civico 10, in via Verdi, per scusarsi a nome dell’Ateneo per il fracasso fatto dagli studenti durante una festa. Non lettere degli studenti, non interruzione della festa. Scuse del prof al posto di scuse dei ragazzi.

Gli esempi sono tantissimi, la morale una sola. Stiamo diventando nulla. Ci scuseremo per le croci in cima ai monti, dopo aver chiesto di levarle. La nostra identità è ritenuta un’offesa verso identità diverse, chiediamo scusa anche a loro. C’è chi chiede con parole e azioni scusa di esistere, lasciando il posto a chi di esistere è fiero e non può che disprezzarci. I vigliacchi sono destinati a perire e nessuno gli chiederà scusa.

Federica Mormando

Da Giornale Metropolitano

Le cose che ignoriamo sono in cammino

La mostra è stata un trionfo: grande partecipazione, affettuosa, entusiastica.
E importante risposta dei quotidiani nazionali: Corriere della sera, Avvenire, Libero, Il Giornale, Il Giorno.
Radio Marconi e Radio Lombardia hanno “lanciato” più volte il comunicato.

Ringrazio Shaké Pambakian, che ha preparato l’ottimo rinfresco armeno, Tina Guiducci, per la sua cortese collaborazione, Marina Mavian e il Consiglio della Casa Armena per l’ospitalità squisita.

Federica mormando

Parlano di noi: Il Giornale

GENOCIDIO ARMENO

Mostra d’arte per ricordare

Si commemora ad aprile il genocidio degli armeni (1915). E alla Casa Armena si tiene la mostra «Le cose che ignoriamo sono in cammino», curata dalla Ong Human Ingenium. L’appuntamento è per domani e domenica in piazza Velasca 4 (info sul sito: www.humaningenium.org). Espongono: Noe, Catelani, Reda, Mormando, Zaffarano, Mavian, Marchesi, Torlaschi, Pellicani, Nicoletti, Mariani, Mariani, Tirari e Jucker.

Parlano di noi: Libero

Alla casa Armena una mostra ricorda il genocidio

Aprile è il mese in cui viene commemorato il genocidio degli armeni, avvenuto nel 1915, e troppo spesso dimenticato. Anche dalla storia, nonostante abbia causato oltre 1,5 milioni di morti. Alla Casa Armena di Milano si tiene la mostra collettiva “Le cose che Ignoriamo sono in cammino”, curata dalla Ong Human Ingenium (sabato alle 18 il vernissage).

L’augurio che la mostra lancia è che alla consapevolezza dell’infinito male che percorre la Storia si unisca la consapevolezza che la vita continuamente risorge. Le oltre trenta opere esposte – fotografie, dipinti, sculture – si Ispirano libera mente al versi di Daniel Varujan (Perinik 1804 – Cankin 1915), poeta armeno fra le vittime del genocidio. Quando Varujan fu pugnalato a morte, a 31 anni, aveva in ta sca la sua opera Il canto del pane, da cui sono tratti I versi che hanno Ispirato i diversi artisti che partecipano con le loro creazioni: “Che importa se i passeri devastano i tuoi chicchi. Dio al loro posto seminerà delle perle».

La selezione delle opere ha riguardato esclusivamente l’attinenza con il tema proposto, senza limiti d’età né di competenza tecnica. Espongono: Giulia Noe, Giovanna Catelani, Costanza Reda, Federica Mormando, Lucrezia Zaffarano, Marina Mavian, Simonetta Marchesi, Elisa Torlaschi, Rosanna Pellicani, Maria Nicoletti, Matteo Mariani, Lorenzo Mariani, Frida Tirare, Dario Jucker. (…)

Parlano di noi: Il Giorno

Apre Casa Armena

La mostra sulle cose che ignoriamo

Armeni, una delle più antiche componenti etniche della città: d oltre un secolo, all’indomani del Genocidio che li sterminò in Anatolia, ben inseriti, ma anche portatori di un forte debito di memoria verso la propria tradizione. Casa Armena, Hey Dun, in piazza Velasca 4, è centro di varie iniziative: sabato 15 aprile, ore 18, s‘inaugura la mostra «Le cose che ignoriamo sono in cammino» (per visite pomeridiane, prenotarsi al cell 3484982419). Titolo tratto da un delicato verso di Emily Dikinson che amava la primavera.

Esposte, in questo mese di aprile, in cui si commemora il Genocidio, opere ispirate liberamente ai versi di un altro poeta, l’armeno Daniel Varujan che ne fu vittima, pugnalato a 31 anni. con in tasca il proprio libro «Il canto del pane», Vi si legge che non importa se i passeri devastano i chicchi: «Dio al loro posto seminerà perle. Infinito il male che percorre la Storia, ma la vita sempre risorge. Messaggio rilanciato da Federica Mormando, psichiatra affermata e fondatrice dell’ONG Human Ingenium che valorizza i talenti «non misurabili» in ogni età. Tra gli autori delle 40 opere esposte – foto, dipinti, sculture – anche una barnbina di 13 anni, Frida Tirari: il suo orsacchiotto è diviso a meta, tra la guerra e una bella stanza ordinata. Artisti anche avvocati pittori o fotografi, e pittrici professioniste e docenti d’arte, oltre a Lorenzo Mariani di anni 8. Tale il successo della proposta, che la dottoressa Mormando prevede di ampliare in futuro l’esposizione, accogliendo più opere, e faria circolare, e magari lanciare un concorso.

Anna Mangiarotti

Parlano di noi: Avvenire

Milano, mostra sul genocidio degli armeni

In occasione del Giorno del ricordo del genocidio ameno, che cade il 24 aprile, viene inaugurata sabato alla Casa Armena di Milano la mostra collettiva “Le cose che ignoriamo sono in cammino” (vernissage alle ore 18, la mostra sarà visitabile anche domenica dalle 10 alle 12.30 e, nel pomeriggio su prenotazione al 3484982419).

L’esposizione è curata dalla ong Human Ingenium. Le oltre trenta opere esposte – fotografie, dipinti, sculture – si ispirano liberamente

ai versi di Daniel Varujan (1884-1915), poeta armeno che, quando fu pugnalato a morte, aveva in tasca la sua opera Il canto del pane. «Che importa se i passeri devastano i tuoi chicchi. Dio al loro posto seminerà delle perle», i versi da cui sono scaturite le opere di Giulia Noe, Giovanna Catelani, Costanza Reda, Federica Mormando, Lucrezia Zaffarano, Marina Mavian, Simonetta Marchesi, Elisa Torlaschi, Rosanna Pellicani, Maria Nicoletti, Matteo Mariani, Lorenzo Mariani, Frida Tirari, Dario Jucker.

Federica Mormando spiega la differenza fra uso e abuso dei test di intelligenza

Il proposito originario di reiniziare scrivendo di Resurrezione è stato oggi oscurato da una notiziola, piccola, ma di rilievo perché esprime e involontariamente denuncia un aspetto della strumentalizzazione e di bambini e di test, inserendosi nel processo di robotizzazione dell’umano che è in corso.

La notiziola è che in una scuola di Darfo Boario Terme si propone un test preventivo a tappeto su tutti i bambini, per individuare i potenziali plus dotati ai quali verrà poi proposto il test effettivo. Il tutto costerebbe qualche migliaio di euro!!

Sono stata la prima in Italia ad occuparmi di bambini intelligenti, alle cui esigenze la scuola da decenni non risponde. Ma non ricorrendo a una pesca all’amo! Inoltre non esistono “i bambini iperdotati”; il campo è ben più complesso, ogni bimbo è diverso anche nell’iperdotazione. Il test non è esaustivo e pochi lo sanno interpretare e implementare. È scandalosa la “ricerca” di bambini da testare, con evidenti ripercussioni sulla classe. Un conto è che i ragazzini apprezzino il merito e i risultati di alcuni compagni, un altro la “classificazione”, il timbro. Così la cosiddetta inclusione oltre che stigmatizzare i BES (e basta chiacchierare liberamente con gli allievi per comprendere come i “normali” considerino i “BES”) si vorrebbe stigmatizzare i BES dell’altra parte di Gauss. Bisognerebbe piuttosto indagare su quali e quanti insegnanti abbiano una formazione culturale tale da essere in grado di far lezioni che si adattino anche e perfino a bambini molto intelligenti. La cosiddetta formazione ad insegnare a bambini intelligenti non può supplire a una formazione culturale non abbastanza ampia e profonda. Quella che avevano molti molti anni fa gli insegnanti. Che, simpatici o no, sapevano insegnare. Senza bisogno di test. Spendendo soldi per le biblioteche di classe, non per pagare indagini. Si sta comunque esagerando con i test e col valore che si dà al Quoziente di Intelligenza. Che oltre ad essere di rado ben interpretato, ben lontano è dall’essere esaustivo. Molti i doni – per fortuna – non misurabili, che nessun test potrà mai incasellare. Sono i doni artistici, il pensiero intuitivo, il pensiero creativo, che semmai sarebbe opportuno che insegnanti e genitori imparassero a non ostacolare.

Quanto al Q I e all’iperdotazione, impropriamente associata troppo spesso a disturbi di tipo psicologico e comportamentale, se ne sta facendo un abuso che odora di business. Ora è tornato patrimonio comune constatare che esistono persone più intelligenti della media, nelle varie dimensioni note dell’intelligenza. È tempo di accantonare i test, di far studiare gli insegnanti, di ridimensionare la cosiddetta inclusione in modo che nelle classi si possa insegnare e studiare, che finisca la caccia ai “sostegni” , che si ridia a ognuno la possibilità di sviluppare la propria formazione in classi abbastanza omogenee da permetterlo. Che si ridia dignità a scuola e ad allievi .

Federica Mormando
Da Giornale Metropolitano

15 aprile, vernissage per l’inaugurazione della nuova mostra

Una mostra a cura di Human Ingenium

“Le cose che ignoriamo sono in cammino”

(E. Dickinson)

L’evento si terrà presso:
Casa Armena, Hay Dun
Piazza Velasca 4 (MM Missori) – III piano
tel.: +39 340210117

Vernissage

Sabato 15 aprile 2023 h. 18.00, aperitivo con vini e cucina armena

Apertura esposizione

Domenica 16 aprile 2023 h. 10.00 -12.30, entrata libera h 12.30-19.00 su prenotazione (telefonando al +39 348.49.82.419 o inviando una richiesta via mail a humaningenium.oing@gmail.com entro il 15 aprile)

Mostra

Opere, fotografie, dipinti e sculture, si ispirano liberamente ai versi di Daniel Varujan (Perknik 1884 – Çankırı 1915), poeta armeno fra le vittime del genocidio.

Quando Varijan fu pugnalato a morte, a 31 anni, aveva addosso la sua opera Il canto del pane, da cui sono tratti i versi che ispirano la mostra:

“Che importa se i passeri devastano i tuoi chicchi.
Dio al loro posto seminerà delle perle”

Con questa iniziativa Human Ingenium, ONG dedicata in particolare a valorizzare i talenti “non misurabili” in ogni età, vuole che il ricordo del genocidio armeno (aprile 1915) si unisca alla consapevolezza dell’infinito male che percorre la storia, ma anche della potenza della vita che continuamente risorge.

La selezione di opere, fotografie, sculture e dipinti, ha riguardato esclusivamente l’attinenza con il tema proposto, senza limiti di età né di competenza tecnica.

È prevista la stampa di un catalogo.

Per info: +39 348.49.82.419 – humaningenium.oing@gmail.com

Corso “Formazione dello spirito critico”

Il mondo attuale è densissimo di informazioni invasive,  provenienti da fonti che si affastellano non verificate, apparendo vere. Si formano così opinioni casuali, prive di substrato culturale, che possono dar luogo ad azioni e scelte inadeguate o pericolose. È sempre più importante che i ragazzi posseggano gli strumenti per orientarsi e imparino ad analizzare situazioni, eventi, idee con sguardo critico e consapevole senza fermarsi alla superficie o al pensiero comune.

Conoscendo e applicando il metodo sperimentale si possono formare giudizi oggettivi e operare scelte consapevoli.

Per bambini e ragazzi da 8 a 10 anni e da 11 a 14 anni in 2 gruppi distinti.
(per ammettere bambini di età minore, è necessario un incontro preliminare).

Sono previsti 3 incontri della durata di circa un’ora che si svolgeranno nelle seguenti date:

  • Da 8 a 10 anni: 3, 10, 17 ottobre 2022 dalle 17 alle 18
  • Da 11 a 14 anni: 3, 10, 17 ottobre dalle 15,30 alle 16,30

Il costo per l’intero ciclo è 300 euro.

I seminari si terranno al raggiungimento di 4 iscritti fino a un numero massimo di 6 iscritti per ogni gruppo.

Si richiede di inviare la prenotazione a humaningenium.oing@gmail.com, entro metà settembre. Dal numero di prenotazioni dipenderà l’attivazione dei seminari. L’iscrizione col pagamento verrà fatta dal 10 al 20 settembre.

PROGRAMMA

  1. Il metodo sperimentale: osservare, analizzare, sintetizzare: comprendere. Con esercitazione pratica.  (Luisa De Ponti)
  2. Verifica con esercitazione pratica della comprensione dei contenuti della prima lezione. (Luisa De Ponti)
  3. Applicazione del metodo sperimentale: dato un argomento verifica di pubblicazioni lette e di pareri dati dai ragazzi. (Federica Mormando, Luisa De Ponti)

Luisa De Ponti laureata in matematica. Ha ricoperto il ruolo di formatrice ed esperta in nuove tecnologie presso una grande società di assicurazioni. Ha conseguito il diploma di differenziazione didattica Montessori con master universitario di secondo livello dedicandosi poi all’insegnamento nella scuola primaria a metodo Montessori. Dal 2015 collabora con Eurotalent Italia, è socia fondatrice di Human Ingenium. Ha collaborato alla redazione del volume “Bambini ad altissimo potenziale intellettivo” (ed. Erickson) occupandosi dei capitoli riguardanti il dono delle capacità matematiche e la creatività in ambito matematico. Ha partecipato come relatrice ad alcuni convegni organizzati da Human Ingenium sui talenti non misurabili. Ha collaborato come tutor ai corsi mathup sulla didattica della matematica nella scuola primaria.

Federica Mormando psichiatra, psicoterapeuta di formazione adleriana, giornalista. Dagli anni ’80 si interessa all’iperdotazione intellettiva, di bambini ed adulti, tracciandone profili cognitivi e linee di didattica e comportamento adeguate.  Ha fondato Eurotalent Italia ed Human Ingenium, dedicati all’individuazione e allo sviluppo dell’alto potenziale cognitivo e dei talenti artistici in tutte le età. Ha pubblicato “Altissimo potenziale intellettivo: strategie didattico-educative e percorsi di sviluppo dall’infanzia all’età adulta” (ed. Erickson ). Fa parte della commissione per la formazione degli insegnanti del World Council for Gifted and Talented Children. Con le edizioni Kimerik, ha pubblicato “Le catene delle stelle”, “Vai qui”, e “Frutti di sole, frutti di re”.

29 aprile, presentazione di “Frutti di Sole, Frutti di Re”

Poesie italo-armene ispirate e dedicate all’Armenia.
di Federica Mormando, tradotte in armeno da Ani Martirosyan

Արեւածին պտուղներ, արքայական պտուղներ Բանաստեղծություններ՝ սահմանից այնկողմ

Con interventi di Pietro Kuciukian

La poesia di Federica Mormando provoca, mette alla luce ciò che l’Armenia è in me nel profondo, mi aiuta a riscoprire ciò che avevo scoperto molto tempo fa. Mi fa rivivere la nostalgia, il dolore dell’anima che invita al silenzio che urla, al buio che emana la luce. (Pietro Kuciukian)

Ani Martirosyan al pianoforte suonerà musiche armene e di Federica Mormando
Syuzanna Hakobyan canterà brani di Komitas, accompagnata al pianoforte da Ani Martirosyan
Saranno esposte le illustrazioni di Lucrezia Zaffarano

 

Frutti di sole copertina del libro

MADE IN ITALY – CASA EDITRICE KIMERIK – KARME – STAMPATO IN ITALIA

 

Venerdì 29 Aprile 2022, ore 20,45
Scuola Media Foroni Via Barbarani 4 – 37067 – Valeggio sul Mincio

Alla fine della serata sarà offerto un rinfresco da Spirito Armeno.
Per informazioni:+39 348 6194856, fmormando@gmail.com, obbligatori greenpass base e mascherina FFP2

PARTECIPERANNO

Pietro Kuciukian, console onorario di Armenia in Italia
Federica Mormando, psichiatra, psicoterapeuta, giornalista nonché fondatrice di Eurotalent Italia e Human Ingenium, dedicati all’individuazione e allo sviluppo dell’alto potenziale cognitivo e dei doni artistici.
Ani Martirosyan, pianista concertista, direttrice artistico dell’Associazione Musicale Kreisleriana, responsabile area musicale di Human Ingenium. Nata a Yerevan (Repubblica d’Armenia), dal 1992 vive a Milano.
Syuzanna Hakobyan, mezzosoprano, pianista, direttrice di coro, insegnante di musica
Lucrezia Zaffarano, maestra d’arte, pittrice, responsabile d’area.

In Alto Adige per l’Armenia

Un grande ringraziamento alla Società Dante Alighieri e al Circolo Cittadino di Bolzano, che ci hanno permesso di rappresentare un po’ di Armenia.

La presentazione spettacolo di “Frutti di sole, frutti di re”, patrocinata da Human Ingenium, è stata ascoltata da un pubblico “sospeso”, soprattutto alle musiche di Ani Martirosyan, pubblico partecipe e …che in parte un giorno verrà a conoscere questa terra.

Armenia, parole e note

Articolo di Silvia M.C. Senette pubblicato sul Corriere dell’Alto Adige il giorno 20 febbraio 2022

È «un arco abbagliante tra passato e presente» il libro di poesie italo-armene Frutti di sole, frutti di re (Kimerik) di Federica Mormando, ispirato e dedicato all’Armenia.
Federica Mormando, psichiatra, giornalista e fondatrice di Eurotalent Italia e Human Ingenium è una mente pluri-talento che spazia dalla psicoterapia adleriana alla fisarmonica, dallo studio del russo alla composizione musicale e all’ autoharp. Il suo percorso di ricerca l’ha portata a fondere due passioni, quella per la poesia e quella per l’Armenia.
«L’Armenia lascia incantati perché unisce un passato che è rimasto immoto, sospeso, come fosse un oggi, al nuovo di città assolutamente moderne e di un turismo che da un paio d’anni langue, per la pandemia e per il conflitto in atto in Nagorno Karaback».
Il libro Frutti di sole, frutti di re rivela nel titolo le intenzioni dell’autrice: «Scrivo di frutti di sole perché tipici dell’Armenia, il melograno e l’albicocco, dal cui legno si produce uno strumento a fiato dal suono tanto profondo da essere chiamato “l’anima del mondo” – spiega –, Frutti di re, invece, per la regalità di queste piante armene che, nonostante tutto, sono sempre fiorite». Quel «nonostante tutto» fa riferimento al conflitto in Nagorno. «Mi affascina la storia di suor Arousiag Sajonia, il cui nome significa “portatrice di luce” e che il console onorario dell’Armenia in Italia, Pietro Kuciukian, definisce “la
Made Teresa d’Armenia” – racconta Mormando –. Suor Arousiag ha un orfanotrofio a Gyumri, capoluogo della region di Shirak, dove accoglie centinala di bambini rimasti improvvisamente orfani e allo stremo». Ma le parole di Mormando si riferiscono soprattutto al genocidio armeno, troppo spesso trascurato dalla memoria collettiva e dai libri di storia. «La mia poesia 1915 dedicata al genocidio armeno inizia con questo verso Ma le stelle non siete riusciti / né a forare / il cielo immenso / d’Armenia – rivela la scrittrice –. Il genocidio armeno mi commuove, mi risuona dentro. E pensare che Hitler disse “chi si ricorderà più del genocidio degli armeni?” prima di iniziare quello degli ebrei. È un bene che oggi sia commemorato il genocidio, visto che la Turchia ancora non l’ha riconosciuto – precisa –, ma l’Armenia non è solo quello: e anche luce, gioia, vita, arte, una cultura molto ricca. Mi place diffondere l’immagine di una terra vitale e di un popolo per il quale nutro un grandissimo fascino». Domani alle 18 al Circolo Cittadino di Bolzano, l’autrice presenterà il libro con la scrittrice Brunamaria Dal Lago Veneri, la pittrice Lucrezia Zaffarano, la pianista Ani Martirosyan. All’Armenia «che riflette la luce e i colori del cielo», Federica Mormando ha dedicato viaggi, tempo, studio, amore e una cinquantina di liriche, alcune profonde, altre dai toni più lievi. 
Nei versi di Luci e suoni a Yerevan, la notte / esplode / in piazza grande“. C’è poi la poesia dedicata alla grande festa armena di Vardava in cui, nell’estate torrida, ci si lancia secchiate d’acqua: “Si fa cascata il sole e scrosci / e trilli. / Rahbia e risate / e scherzi di bambini intrecciano all’aria nastri /e strade d’acqua, luccicanti/ di riflessi uguali. Anche noi / tutti uguali, / così inzuppati. Poesie che tratteggiano attimi di diverse realtà, «Come le improvise apparizioni arcaiche, ma ancora attuali, di uomini a cavallo che accompagnano greggi di pecore – dice Mormando – o la memoria di episodi eroici, come quello in cui gli abitanti di sette villaggi in Anatolia salirono su una montagna per resister quaranta giorni ai turchi finché una nave francese li avvistò e portò in salvo». Le Illustrazioni della pittrice Lucrezia Zaffarano accompagneranno domani a Bolzano questo viaggio tra parole e note in Armenia, la planista Ani Martirosyan, che ha tradotto in lingua le poesie, suonerà melodie armene e composizioni di Federica Mormando. Un evento organizzato dalla Società Dante Alighieri di Bolzano e da Human Ingenium con il contributo di Comune e Provincia di Bolzano.

Silvia M.C. Senette

Partire col piede giusto – seminari per chi si occupa di bambine e bambini

Molte persone che si occupano di bambini, genitori compresi, desiderano dar loro una formazione “giusta”, che rispetti i tempi di crescita fisiologici ed individuali e che li prepari alla scuola e alla vita nel modo migliore. Lo scopo di questi seminari è dare spunti e informazioni corrette e sperimentate di cui chi si occupa di bambini possa usufruire, fornire mezzi pratici e teorici per accompagnarne la crescita. Saranno presentati materiali e linee guida, e una parte importante sarà dedicata alle esercitazioni.
Federica Mormando introdurrà brevemente ogni seminario

Maggiori informazioni

Human Ingenium al Wourld Council Virtual World Conference 2021

È stata accettata alla WORLD COUNCIL FIRST VIRTUAL WORLD CONFERENCE 2021 la relazione di  Human Ingenium.
Titolo della relazione: “Unmeasurable talents: intuitive thinking, creative thinking, artistic gifts: identify them and above all do not suffocate them”.
La relazione è raccontata dalla presidente Federica Mormando in un video di 20 minuti.
Hanno collaborato le socie Luisa de Ponti (matematica) Ani Martirosyan (Musica) Lucrezia Zaffarano (arti figurative).

Federica Mormando alla Biennale WCGTC

Il Comitato accademico della Biennale WCGTC  (Consiglio mondiale per bambini dotati e di talento), ha accettato come un on-demand Session virtuale per la Conferenza mondiale2021  la relazione di Federica Mormando: “Pensiero intuitivo, pensiero creativo, doni artistici: identificarli e soprattutto non soffocarli”.

Vai qui, di Federica Mormando

Vai qui, un viaggio interiore come annuncia il titolo, un viaggio nell’altro e attraverso l’altro in noi- pubblicato per le edizioni Kimerik nel 2017, è il lato musicale di Federica Mormando, ospitata di recente sulla testata; psichiatra, psicoterapeuta, giornalista, lavora con persone di ogni età dal 1976 e in particolari si occupa anche di iperdotazione intellettiva per bambini ad alto potenziale per i quali aveva fondato l’unica scuola in italia. La musica è uno dei suoi linguaggi e con questo cd, frutto di una collaborazione con diverse persone – progetto grafico di Ines Angelino; direzione artista e funzione di tecnico del suono, Stefano Ligoratti; alla viola Franco Formenti; alla fisarmonica Zoran Lupinc; al piano Ani Martirosyan, Paola Piasentin; al flauto Giorgia Natale; al violino e viola Silvana Shqarthi – ci regala un viaggio poetico, una sorta di letteratura in musica. La copertina, disegnata dalla stessa Mormando, prelude ad un mondo di fiaba che i suoni confermano, ricordando le fiabe in musica. C’è qualcosa di antico nelle dieci tracce musicali, che si seguono come un racconto che ci porta con la prima traccia Conversando, nel calore di un interno domestico da dove parte la tessitura del sogno, che è una trama di parole ed emozioni, con il tocco pulito e netto del pianoforte a scandire il ritmo.
Il ritmo è rapido come versi veloci, pennellate che disegnano fiabe, ma anche racconti di dolori, che ricordano le narrazioni nelle case. Folletti
che guizzano, giocano rimpiattino, sfacciati e timidi ad un tempo, si annunciano con il suono squillante, ammaliante e a tratti capriccioso del flauto. E si sente anche il ritmo di danze tradizionali, di atmosfere in costumi. In Tornano le rondini
la fisarmonica annuncia gioiosa, seppur velata di malinconia, la primavera e anche qui il sapore è antico, popolare, forse per l’uso dello strumento che nella musica classica probabilmente non ha avuto il riconoscimento che meritava. Nel cielo sereno si libra una danza.

Il viaggio è il volo della mente, tra lo stupore di nuovi orizzonti e l’idea del ritorno, con un gioco tra realtà e memoria, una dialettica che si fa a tratti più malinconica, tra l’eccitazione della scoperta, il timore e la sospensione del ritorno. Anche il ritmo alterna suoni che si allungano e ritmi che sembrano impennarsi. Si avvertono suggestioni di certa musica dell’Europa centro orientale che racconta di migrazioni e di contaminazioni: dove il viaggio è nostalgia, ricordo di suoni lontani e la gioia è nel ricreare, nel reinventarsi ritrovandosi.
Andiamo sulla falsa riga del brano precedente non è un cammino unidirezionale, un invito semplice ad andare avanti ma anche a restare per avanzare. Un ribadire come sottolinea il suono del pianoforte quando si allunga e diventa profondo.
Genocidio è una marcia funebre per un popolo senza pace quale quello armeno, ma diventa una condivisione del dolore universale, sommessa, profonda, con un ritmo che nella cadenza diventa ossessivo, senza via d’uscita.
Lutto è un annuncio che nelle prime battute potrebbe essere anche di gioia, tosto si fa triste, implacabile con un silenzio di morte, un lamento delicato ché la delicatezza sembra la cifra di questo album. Anche quando la passione è forte non c’è mai veemenza, scompiglio, ma una compostezza dignitosa, mentre il pianoforte insiste su note alte e fredde e gli acuti creano la sensazione dello stridore. Eppure verso la fine c’è un’apertura, una musica che accede alla sfera spirituale, ad una musica che si affaccia su un altrove e la mestizia resta al di qua.

Quando avevo la tua età cede al ricordo ed è uno dei pezzi più classici dell’album.

Qui e là disegna il ritmo di danze collettive gioiose delle quali si avverte il brio e l’affanno liberatorio, così come a tratti una certa ingenuità che ha il sapore delle buone cose.
Tornerò conclude il nostro viaggio musicale con una nota di speranza, un lieto fine seppur non compiuto per tornare alla metafora della fiaba ed è il violino protagonista

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a cura di Ilaria Guidantoni

Federica Mormando, la cultura di imparare la gioia e la libertà

Un cammino lungo la psicoterapia, la scrittura poetica e la musica. Una storia nel segno della conoscenza, la conoscenza degli e per gli altri, dalla psichiatria, alla progettualità della scuola, epicentro della formazione culturale. E così dalla cultura verso la comprensione dei popoli, quello armeno in particolare, alle forme d’arte, in particolare il teatro e la musica, linguaggio universale, emozione condivisa, terapia dell’anima. E’ complicato raccontare Federica Mormando pensando a una categoria, troppo riduttivo.

Molto si capisce dalla sua storia che le abbiamo chiesto di raccontarci.

“Mi è difficile tracciare un c urriculum perché nel corso della vita non ho preso nota delle tante cose fatte, come si deve fare per stilare un profilo completo. Si dice che i creativi “vanno avanti”… Quindi posso raccontare solo quello che ricordo”. Ha iniziato così, ma i ricordi sono molti e ognuno apre un capitolo. Dopo il liceo classico, quando si imponeva la scelta di facoltà, indecisa tra fisica, filosofia, medicina, si decise per quest’ultima perché, ha confessato, “mi pareva vicina alla vita vera più delle altre due facoltà. Volevo capire il sì e il no alla vita. Volevo conoscere la mente umana”.

Segue psichiatria, soprattutto, psicoterapia, iscrivendosi all’albo degli psicoterapeuti adleriani. Una scelta non casuale: “la scuola adleriana, ci ha raccontato, è estremamente concreta, attenta a tutto ciò che costituisce la vita, in ogni età, sensibile anche all’aspetto didattico, all’influenza della scuola, oltre a svelare ciò che si può dell’inonscio e a rendere più liberi di scegliere la vita migliore per noi.”

A questo ambito si avvicina non digiuna. E’ figlia d’arte, padre pedagogo, zia assistente di Maria Montessori. Cresciuta in mezzo al materiale montessoriano, consegue il diploma per l’insegnamento montessoriano.

Nel 1976 apre uno studio professionale al quale per molti anni hanno collaborato artisti, esperti di educazione corporea, oltre a insegnanti di varie specialità. “Tutte attività, precisa, che non sostituiscono la psicoterapia, ma che vi si possono, talora devono affiancare, aprendo possibilità di conoscenza, di pensiero, anche di lavoro, a persone che di questi stimoli e incoraggiamenti hanno bisogno”.

In realtà cos’è per lei la psicoterapia?

“Il termine ha un’accezione molto vasta ma per me è la via, senza impiego farmacologico, per aumentare i gradi di libertà e di gioia. E’ molto importante rendersi conto del sé, delle proprie potenzialità ed eventuali talenti che spesso non si sa di possedere come anche conoscere dimensioni nuove della vita. Purtroppo soprattutto le donne crescono con obiettivi bassi e non solo professionalmente. Per questo credo che la formazione della mente e la didattica siano fondamentali e a tutte le età.”

All’inizio nel grande studio c’era anche quello che oggi chiameremmo, ma con nome improprio, day hospital. Alcuni ragazzi psicotici infatti vi passavano tutto il pomeriggio o addirittura la giornata, impegnati in diverse attività, con persone capaci di interpretare gesti o parole significative, per aumentarne la consapevolezza dei propri significati o semplicemente per trasmettere loro il concetto che tutto ha un significato.

Li ricorda come anni sereni, “utili, di lavoro estremo ed entusiasta. Su tutto vigilava la mitica Tina, una signora di incredibile sensibilità che oltre ad occuparsi di fatturazioni ed appuntamenti vigilava senza perdersi nulla di quello che accadeva nella varie stanze, eccettuata quella della psicoterapia. Nel 1983 lo studio si trasferisce in Via Spiga, sopra al ristorante Alfio e con i camerieri facevo a gara a chi chiudeva più tardi alla sera.”

Un giorno accade qualcosa. “Stanca di vedermi portare bambini sospettati o diagnosticati di vari disturbi, da quelli di apprendimento a quelli di personalità, e che risultavano ad altissimo potenziale intellettivo, decisi di aprire una scuola per loro. Era a scuola infatti che si manifestavano i loro problemi.”

Nacque così, nel 1984, la scuola “Emilio Trabucchi”, dal nome del luminare di farmacologia che, poco prima di morire, le aveva detto:” La farà, la farà grande, la farà bella”.

Purtroppo nel 1993 è costretta chiuderla: le spese erano troppo rispetto alle entrate e non volendo ridurne le attività e lo stile, non c’era alternativa. Una nostalgia si profila nella voce quando in particolare dice “Ricordo l’atmosfera lieta e ordinata, le faccine dei bimbi, i sorrisi degli insegnanti. Ricordo una bimba, ora scrittrice, che a quattro anni voleva a tutti i costi entrare nei gruppi di quelli che scrivevano e leggevano, e tanto insistette che ce la fece.” Contemporaneamente apre la casa psicoterapica residenziale “I delfini”, a Vernate, in provincia di Milano, modello Bettelheim. Enzo Romagnoli aveva dato cascina e capitale, Federica ci mette opera e conduzione. Lì arrivano ospitato molti bambini e ragazzi fra i più gravi in Italia. Purtroppo I Delfini furono osteggiati dalla società. Nel 1993 un’altra chiusura, non perché la struttura non funzionasse bene, ma perché gli ostacoli esterni erano insormontabili.

“Ci rimase un grande dispiacere: avevamo promesso ai ragazzi una protezione fino a che fossero in grado di partecipare alla vita “normale” della gente, e li abbiamo involontariamente dovuti tradire. Per me, fu una grande esperienza di come vanno le cose e le persone. Tra i pochi collaboratori rimasti fedeli fino alla fine, ricordo il dottor Primino Botta, medico illuminato di perenne disponibilità e grande competenza.

I media di allora, televisioni e giornali, avevano dato grandissima rilevanza alla casa di psicoterapia e soprattutto, alla scuola. Parlare di iperdotazione intellettiva a quei tempi era piuttosto rivoluzionario. L’egualitarismo era sostituito alla pari opportunità, la massificazione era all’opera, nelle scuole come dovunque. Non era facile spiegare gli svantaggi e le ingiustizie collegate a voler dare a tutti gli stessi programmi, le stesse nozioni, non già le stesse opportunità. Non era facile mostrare l’isolamento inevitabile degli allievi ad alto potenziale, l’incomprensione nociva da parte della maggioranza degli insegnanti, il danno psicologico e culturale che si andava facendo agli allievi più intelligenti.” Questo temi li ha raccolti in un libro, edito dalla Erickson,Altissimo potenziale intellettivo, strategie didattico-educative.La battaglia è ardua, impegnarsi alla divulgazione di quanto riguarda il 3% di allievi con capacità estremamente superiori a quelle della media. “Volevo portare la consapevolezza della loro esistenza e delle loro caratteristiche nelle scuole, magari al Ministero.”

Questo binario si intreccia con altre collaborazioni in tema di cultura e di costume, per decenni ad esempio ha collaborato con quasi tutti i quotidiani nazionali e con molti periodici, italiani e ticinesi; per la TV italiana, per le reti nazionali, per Mediaset, Antenna tre, Telenova, oltre che per la Radio e Televisione Svizzera.

Come si traccia il percorso dalla didattica all’attività culturale? In modo lineare?

“In realtà intorno ai tre anni e mezzo esiste già lo stile di vita di una persona. Io vivevo reclusa in una casa del dopoguerra con un grande cortile e buttavo dalla finestra i miei giocattoli, felice che i bambini potessero giocare grazie a me e mi è rimasta questa voglia di aumentare la felicità altrui, di favorire il nascere di amicizie.”

Passione o anche un obiettivo? “A umentare i gradi di libertà e le possibilità di gioia. Erano anni in cui si divulgava l’esistenza della depressione e si esaltava l’effetto di alcuni farmaci; così ho organizzato un convegno su educazione alla gioia,consapevole dell’educazione alla depressione che da molto molto tempo ci viene ammannita soprattutto dai media.”

Alla chiusura della scuola, su sollecitazione di Jean Brunault, fonda, tra l’altro, l’associazione Eurotalent Italia, e diviene vicepresidente dell’ONG Eurotalent, carica che conserva fino alle dimissioni, nel 2017. Per due decenni fa parte alle Commissioni Cultura ed educazione del Consiglio d’Europa e della Commissione prevenzione e salute, occupandosi a lungo di iperdotazione. Fonda quindi l’OING Human Ingenium, che si affianca a Eurotalent Italia, dedicata anche ai talenti degli adulti e a quelli non misurabili.

La professione di psicoterapeuta resta il binario principale anche se cresce nel tempo la consapevolezza che l’ampliamento delle conoscenze culturali ed artistiche migliorano i risultati dell’attività di terapeuta.

Dai pazienti sono nate conoscenze culturali?

“Direi di no e quegli anni mi hanno lasciato poco spazio per coltivare la dimensione culturale perché lavoravo 15 ore al giorno, con pazienti di tutte le età. Andare a teatro ad esempio era complicatissimo. Per fortuna frequentando molto i ragazzi ho imparato molto sul contemporaneo ricevendo un ampio spaccato sociologico più che culturale.”

Per alcuni anni insegna varie discipline come E ducazione al pensiero creativo alla SUPSI di Lugano eS crittura creativaalla facoltà di design di Bolzano (LUB) e a scienze della formazione all’Università di Bressanone e insieme crescono le attività culturali.

È diventata protagonista della cultura?

“Non è nella mia natura essere protagonista; purtroppo non sono abbastanza ambiziosa. In realtà spesso è noioso partecipare ad eventi. Per me la cultura è soprattutto ricerca, curiosità verso quello che non so. In tal senso è stata molto stimolante la collaborazione con il Corriere della Sera del Trentino, non perché scrivevo ma per le persone che incontravo nelle interviste. Ho scoperto così la cultura ladina che mi ha affascinata e poi quella armena.”

Un capitolo a parte riguarda proprio la Casa Armena di Milano (HY DUN) che racconta così: ho contattato la casa armena, in particolare la musicista Ani Martirosyan, per confezionare il mio primo spettacolo, L’andar dei popoli, il viaggio vissuto da alcuni popoli, interpretato dalle loro musiche. Non l’ho più lasciata. La cultura è soprattutto l’empatia di un incontro, il viaggio con l’altro. Non so dire perché mi sento molto affine con il popolo armeno, ma è così. Mi emoziona e quando sento parlare del loro genocidio piango.”

Alla Casa Armena ha presentato alcuni spettacoli, fra cui La storia dell’Armenia tratteggiata da musiche e poesie.

Ma Federica non si ferma nel suo viaggio in direzioni diverse e pubblica, nel 2019, Frutti di sole frutti di re, poesie dedicate all’Armenia, tradotte in armeno da Ani Martirosyan.

Quando è arrivata la scrittura e in particolare la scrittura poetica?

“In realtà c’è da sempre, come un’urgenza, almeno così lo era quando ero piccola, malgrado l’ostilità di mia madre…per ogni mio successo”.

Adesso cosa rappresenta per lei il linguaggio poetico?

“Un modo di sublimare scelte emotive o storiche, un modo di espressione che nasce spontaneo; solo qualche volta come nel testo dedicato all’Armenia volontariamente.”

Con la convinzione che i doni possono diventar talenti anche quando si è adulti e addirittura anziani, studia la fisarmonica diatonica – è al V anno della scuola Glasbena Matiça di Trieste – e compone musica.

La passione per la musica quando nasce?

“All’età di sette anni quando sono stata due mesi dalla zia a Parma e per due mesi ho suonato il pianoforte con soddisfazione e successo tanto che il mio insegnante aveva voluto farmi ascoltare dal direttore del conservatorio. Ma ogni ambizione fu troncata subito da mia madre che mi proibì di suonare. Questo divieto interiore ha fatto sì che per molto tempo non potessi neppure ascoltare la musica. Tardi ho poi ricominciato con strumenti che ritenevo minori come la fisarmonica proprio perché i no interiori diventano un potente ostacolo.”

Cos’è la musica per lei?

“Una dimensione, un linguaggio; vivere nella musica è vivere altrove”.

È più vicina alla psicoterapia o alla cultura?

“Può diventare cultura ed essere funzionale nella psicoterapia utilizzandone una parte. Per me non rappresenta un modo per arrivare ad una migliore comprensione di sé ma una migliore espressione.”

Recentemente è uscito il Cd, prodotto da Classicaviva, VAI QUI, solo improvvisazioni perché allora ero incapace di correggere e mi facevo scrivere gli spartiti, lo stesso titolo dell’ultimo libro di poesie, edito da Kimerik; con lo stesso editore ha pubblicato Le catene delle stelle, la psichiatria in versi, dall’esperienza con gli psicotici. Tra l’altro ha vinto alcuni premi di poesia quali Lerici Peia Carpena opera prima, Abano, Il Carro delle Muse, Abano per medici scrittori.

Le sorprese non finiscono qui e ci racconta che da poco è entrata nel suo studio una Autoharp, uno degli strumenti magici, fra le cui corde vive la storia dei popoli.

Lasciandoci con ironia ci dice che nella sua vita è entrato lo studio del russo. “Forse fra qualche anno riuscirò a dire qualche frase. E’ una lingua che ancora non ho capito ma mi affascina perché una lingua è l’anima di un popolo. Per questo è un peccato che le persone non conoscano più l’italiano e lo si capisce dal fatto che le persone non sanno usare i toni della voce che rappresentano la punteggiatura.”

a cura di Ilaria Guidantoni – tratto da bebeez.it

In Armenia, un convento accoglie orfani e profughi. Aiutiamo suor Arousiag!

Conoscete Sister Arousiag?
È una suora armena, attualmente in Vaticano, e su internet potete trovare informazioni su di lei.
Il Console Onorario Armeno, Kuciukian, che la conosce da oltre 30 anni, la definisce la loro Madre Teresa di Calcutta. Dal terremoto del 1988 si occupa di orfani ma in questo momento, a causa della terribile guerra in Armenia, il numero dei bambini, nudi e affamati, che vengono raccolti per strada dalle Sorelle Armene è di gran lunga superiore alle loro possibilità economiche. Sono allo stremo.
Mi faccio tramite di questa richiesta di aiuto, pregando chi può di dare il proprio contributo e di diffonderla alle proprie conoscenze.
Anche una minima offerta è preziosa, perché sono davvero in stato di necessità. Facciamogli sentire la nostra presenza e attenzione!

Informazioni per il bonifico

Banca: IOR (Istituto per le Opere di Religione)

Indirizzo: CORTILE SISTO V – 00120 CITTA DEL VATICANO
TEL. +39 06 6988 9388
Beneficiario: SUORE ARMENE DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE
IBAN: VA17001000000020584004
Conto num.: 20584004
SWIFT: IOPRVAVX o IOPRVAVXXXX

La verità sul metodo Montessori. Inapplicabile seriamente nelle nostre scuole

150 anni dalla nascita di Maria Montessori. La commemorano un po’ dovunque, insistendo in particolare sulla biografia, con diverse interpretazioni.

Voglio tratteggiare qui alcune caratteristiche del suo metodo, e spiegare perché non è attuabile nelle nostre scuole, a meno di cambiare profondamente la mentalità che le pervade e da cui deriva la loro organizzazione.

  • Non è vero il pregiudizio che “i bambini possono fare quello che vogliono”. È vero che possono scegliere il materiale su cui lavorare, che gli si spiega e propone volta per volta il lavoro più avanzato, che va sempre completato; l’ordine è assoluto, il lavoro continuo.
  • L’insegnamento corrisponde alle esigenze e ritmi di ogni bambino: non c’è embargo riferito all’età, al livello cognitivo, alla classe frequentata. Ad esempio a tre-quattro anni i bambini interessati possono imparare a leggere (e il materiale usato è un ottimo antidoto alla dislessia), così come i bambini con difficoltà possono imparare a leggere secondo i loro ritmi. Non ci si deve adeguare alla media dei bambini.
  • Proporre ogni nuovo argomento di studio nel momento in cui il bambino è pronto a riceverlo permette di porre i bambini di fronte a prove abbastanza difficili da abituarli allo sforzo, ma non abbastanza da scoraggiarli.
  • Il materiale montessoriano permette l’autocorrezione dell’errore: È cioè evidente dalla disposizione finale del materiale se il lavoro è stato fatto correttamente, e i bambini autonomamente riprovano finché il lavoro è visibilmente giusto. Questo forma la fiducia in sé e la capacità di provare e riprovare, fino ad essere soddisfatti.
  • La conoscenza di base, in particolare per la prima infanzia, si fonda sull’isolamento della qualità: la caratteristica che si vuole insegnare è l’unico aspetto che differenzia i materiali usati a questo scopo. Ad esempio, per mostrare le dimensioni, si presentano oggetti che differiscono fra loro soltanto per la dimensione di cui ci si sta occupando (altezza, larghezza, peso, ecc). La chiarezza della conoscenza di base permette di identificare poi infinite sfumature e varianti.
  • Gli argomenti sono presentati in modo da sviluppare reti associative del pensiero e consapevolezza della lor complessità; ad esempio collegando i saperi, la storia, le arti, di tempi e luoghi diversi.
  • Gli insegnanti danno pareri sul lavoro piuttosto che sul bambino. Ad esempio, dicono: «Il tuo lavoro è ben fatto», invece che: «Bravo!». Oppure: «Bisogna correggere, è sbagliato!», invece che: «Hai sbagliato». Questo atteggiamento non favorisce l’identificazione del bambino con il proprio lavoro, atteggiamento molto importante perché abitua ad affrontare senza timori il rischio di sbagliare. Anzi, l’errore è visto come un’occasione per imparare qualcosa che non si sa.
  • Si insegna il valore del silenzio.
  • La musica è insegnata fin dalla prima infanzia, con un materiale che permette di isolare e apprendere i suoni, riprodotti in modo che definisco celestiale e perfetto, e suonare assai presto piccole melodie.
  • Vi sono tante aule quante le aree di insegnamento
  • La formazione degli insegnanti e dei bambini si fonda sul rispetto reciproco, sull’ordine, sulla concentrazione (questo oggi è molto difficile da ottenere, vista l’opposta educazione che filtra da tutti i media, dalle famiglie, dai videogiochi).

 

È evidente a chiunque sappia come è organizzata e su quali pincipii la scuola di adesso come anche le sezioni “montessoriane” che stanno spuntando nelle scuole pubbliche possano solo molto parzialmente definirsi tali.

La glorificazione di Maria Montessori per il centenario è quindi del tutto superficiale e non corrisponde a una conoscenza del suo metodo, ben più importante della biografia!

La mozione della Svizzera per il rispetto dei diritti dei bambini

In Italia è ancora irrisolto il caso di Bibbiano, e troppo spesso bambini sono tolti alla famiglia.
Questo non succede solo da noi. Ecco un primo risultato del lavoro di un ampio gruppo di professionisti riunito per ottenere una gestione più corretta e giusta delle vicende di tanti bambini.

Svizzera: una mozione di una commissione del Gran Consiglio dà ragione a chi denuncia le falle del sistema. La palla è ora nel campo del Consiglio di Stato
Anne Emery-Torracinta, Consigliere di Stato responsabile del Dipartimento della Pubblica Istruzione (DIP) a Ginevra, 22 marzo 2018. – © Martial Trezzini / KEYSTONE

L’unica cosa che mancava era una prospettiva politica sulle disfunzioni della protezione dei bambini a Ginevra. È fatto. Dopo due anni di lavoro, la Commissione Diritti Umani del Gran Consiglio ha prodotto un voluminoso rapporto sul Servizio per la Protezione dei Minori (SPMI) in particolare, in prima linea durante separazioni altamente conflittuali. Questo rapporto è accompagnato da una mozione del comitato che invita il Consiglio di Stato a migliorare il sistema nel suo complesso. Lei è d’accordo con tutti coloro, collettivi di genitori sofferenti, psichiatri, avvocati, che da anni denunciano un sistema che causa rotture emotive tra un genitore e figli o collocamenti abusivi.
Leggi anche: Garde d’enfants: le broyage institutionnel n’est pas une réponse

Psichiatrizzazione eccessiva dei conflitti familiari

La commissione ha gettato un’ampia rete, dopo tanto lavoro analitico e numerose audizioni. Essenzialmente, vuole che Ginevra rompa il monopolio del centro universitario francofono di medicina legale (CURML) in termini di competenza psichiatrica, molto criticata, e quello del centro Therapea in termini di monitoraggio familiare. Chiede una migliore supervisione della procedura relativa a queste perizie, che spesso congelano le situazioni per anni, dal momento che i tribunali non si discostano quasi mai da esse.
Avendo rilevato un’eccessiva psichiatrizzazione dei conflitti familiari, chiede di usarla con parsimonia. Propone una conciliazione sistematica in caso di procedimenti giudiziari e chiede di favorire soluzioni di collocamento all’interno della famiglia. Chiede di presentare un disegno di legge che riformi la clausola di pericolo, che deve rimanere una misura di ultima istanza, e che il Tribunale per la protezione degli adulti e dei bambini (TPAE) si pronunci entro 72 ore successive. audizione delle parti. E questo elenco non è esaustivo. “Vogliamo porre fine a questo sistema che opera nel vuoto e che si autoalimenta”, sintetizza Cyril Mizrahi, deputato socialista e membro del comitato.
Leggi la testimonianza: Si je dois aller en foyer, je fuguerai
Vi sono poche soluzioni operative
È un ampio programma. Così ampio che potrebbe mancare il bersaglio, volendo spazzare in tutte le direzioni. Perché questa mozione dà solo indicazioni e poche soluzioni operative. Con la conseguenza di restituire la palla al governo. Non sono sicuro che quest’ultimo abbia questa volontà, in un momento in cui Ginevra soffre di altri mali: politici, sanitari, economici.
Un dubbio rafforzato dalle parole del Dipartimento della Pubblica Istruzione (DIP), che si vanta di aver già fatto tanta strada: “Il dipartimento ci tiene a ricordare che la revisione del sistema per la tutela dei minori è al centro delle sue preoccupazioni”, dice il suo portavoce, Pierre-Antoine Preti.

È incluso nel programma legislativo del 2018. Gli obiettivi, gli assi e il calendario della riforma sono stati annunciati nel gennaio 2020.
https://www.letemps.ch/suisse/gouvernement-genevois-prie-reformer-protection-lenfance

Libertà è anche il coraggio di immergersi nel mistero

Immersi, smarriti in una realtà incomprensibile di cui fanno parte, gli umani hanno cercato da sempre un modo di controllarla, di orientarcisi, di comunicarsela comprendendosi reciprocamente. Sono nate così le categorie, le regole, le misure. Con esse, le semplificazioni, che escludono le infinite sfumature di ogni realtà umana.

Se per costruire qualunque cosa, dai grattacieli alle più complicate fra le macchine, i calcoli sono indispensabili e insostituibili, estendere il criterio della misura a tutta la realtà è pericolosissimo.

Considerando il mio settore, le diagnosi psichiatriche stilate attraverso il DSM V, manuale di diagnostica psichiatrica, hanno generato una vera inflazione diagnostica, una profusione di etichette (spettro autistico, Deficit di attenzione, Iperattività, depressione..) che spingono a incasellare un gran numero di persone in categorie che vorrebbero essere precise e invece sono approssimative, perché ben poco considerano le infinite e mutevoli caratteristiche delle persone.

Si è quindi diffuso il (mal)costume di curare persone normali, spaventandole, indebolendole, come spiega assai bene Allen Frances nel bel libro “Primo non curare chi è normale”.

Stessa epidemia sta verificandosi per i test di intelligenza, che spingono a dare un’importanza determinante al Q.I., indice assai utile soltanto se considerato con grande attenzione e sensibilità insieme a molteplici dati, assolutamente individuali e sovente assai variabili.

La voglia di citar numeri è evidente nella pioggia di statistiche-Covid raffazzonate e incomprensibili che ci sta alluvionando, e la voglia di citar misure sta nelle diagnosi fatte anche da chi non dovrebbe né potrebbe, come molti insegnanti. Cito  Il bambino è troppo isolato, troppo poco attento, troppo poco concentrato”. Nella smania di misurare il non misurabile, nessuno spiega rispetto a cosa si pongano il troppo e il troppo poco. Sta girando perfino una certa “Sindrome di ipersensibilità”…Le emozioni non si possono misurare, ma soltanto sentire, e così l’empatia, così la sensibilità. Mi piacerebbe che girasse la sindrome di iposensibilità, ma forse sarebbe troppo comune!

L’artificio di considerare tutta la realtà misurabile giova assai a chi persegue il potere, sia economico, sia politico, che in ultima analisi è ancora principalmente economico. La (falsa) certezza di giudizi semplici, è utilizzabile per influenzare e indirizzare gli individui come per domare i popoli, costringendoli entro rigidi recinti di espressione e di comportamento, penalizzando chiunque se ne stacchi. Ne abbiamo un esempio nel dilagare del politicamente corretto, che da apparente difesa di categorie di persone mutila la libertà di tutte le altre, insensibile ai paradossi e ai dati di realtà. Un facile esempio è l’attuale negazione del sesso biologico, che pure fa parte della scienza. La prepotente categorizzazione determina uno stile di vita e di pensiero che offende la libertà, il pensiero intuitivo, la creazione artistica. E nega la percezione dell’infinito, l’immersione nel mistero, che amplia l’identità personale fino ai confini dell’universale, non misurabile, pochissimo descrivibile, la cui percezione va oltre i classificati 5 sensi. L’educazione scolastica, mediatica, storica, nega la realtà trascendentale, soffoca la capacità di percepirla, di vivere anche  oltre le vicende personali intuendo un sovramondo cui anche apparteniamo, cui forse torneremo, che ci può consolare, avvolgere, accogliere in un coro che, forse, è dell’universo.

Tratto da Giornale Metropolitano
Foto di Pawel Nolbert su Unsplash

IL WCGTG sceglie Federica Mormando come rappresentante per l’Italia

Il World Council for Gifted and Talented Children, Inc. (WCGTC) è un’organizzazione mondiale senza scopo di lucro, fondata 40 anni fa, Il cui quartier generale è all’Università del Kentucky occidentale a Bowling Green, in Kentucky.
La sua missione è concentrare l’attenzione mondiale sui bambini di talento e garantire la realizzazione del loro prezioso potenziale a beneficio dell’umanità.
Il Word Council mette per questo in rete mondiale educatori, studiosi, ricercatori, genitori e in generale persone interessate allo sviluppo e all’educazione di bambini e persone di tutte le età ad alto potenziale.
Si è costituita una commissione, presieduta da Norma Hafenstein, che lavori per la formazione degli insegnanti. Per l’Italia, Federica Mormando, presidente di Eurotalent Italia e di Human Ingenium, è stata selezionata per partecipare alla commissione.