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Human Ingenium al Wourld Council Virtual World Conference 2021

È stata accettata alla WORLD COUNCIL FIRST VIRTUAL WORLD CONFERENCE 2021 la relazione di  Human Ingenium.
Titolo della relazione: “Unmeasurable talents: intuitive thinking, creative thinking, artistic gifts: identify them and above all do not suffocate them”.
La relazione è raccontata dalla presidente Federica Mormando in un video di 20 minuti.
Hanno collaborato le socie Luisa de Ponti (matematica) Ani Martirosyan (Musica) Lucrezia Zaffarano (arti figurative).

Federica Mormando alla Biennale WCGTC

Il Comitato accademico della Biennale WCGTC  (Consiglio mondiale per bambini dotati e di talento), ha accettato come un on-demand Session virtuale per la Conferenza mondiale2021  la relazione di Federica Mormando: “Pensiero intuitivo, pensiero creativo, doni artistici: identificarli e soprattutto non soffocarli”.

Vai qui, di Federica Mormando

Vai qui, un viaggio interiore come annuncia il titolo, un viaggio nell’altro e attraverso l’altro in noi- pubblicato per le edizioni Kimerik nel 2017, è il lato musicale di Federica Mormando, ospitata di recente sulla testata; psichiatra, psicoterapeuta, giornalista, lavora con persone di ogni età dal 1976 e in particolari si occupa anche di iperdotazione intellettiva per bambini ad alto potenziale per i quali aveva fondato l’unica scuola in italia. La musica è uno dei suoi linguaggi e con questo cd, frutto di una collaborazione con diverse persone – progetto grafico di Ines Angelino; direzione artista e funzione di tecnico del suono, Stefano Ligoratti; alla viola Franco Formenti; alla fisarmonica Zoran Lupinc; al piano Ani Martirosyan, Paola Piasentin; al flauto Giorgia Natale; al violino e viola Silvana Shqarthi – ci regala un viaggio poetico, una sorta di letteratura in musica. La copertina, disegnata dalla stessa Mormando, prelude ad un mondo di fiaba che i suoni confermano, ricordando le fiabe in musica. C’è qualcosa di antico nelle dieci tracce musicali, che si seguono come un racconto che ci porta con la prima traccia Conversando, nel calore di un interno domestico da dove parte la tessitura del sogno, che è una trama di parole ed emozioni, con il tocco pulito e netto del pianoforte a scandire il ritmo.
Il ritmo è rapido come versi veloci, pennellate che disegnano fiabe, ma anche racconti di dolori, che ricordano le narrazioni nelle case. Folletti
che guizzano, giocano rimpiattino, sfacciati e timidi ad un tempo, si annunciano con il suono squillante, ammaliante e a tratti capriccioso del flauto. E si sente anche il ritmo di danze tradizionali, di atmosfere in costumi. In Tornano le rondini
la fisarmonica annuncia gioiosa, seppur velata di malinconia, la primavera e anche qui il sapore è antico, popolare, forse per l’uso dello strumento che nella musica classica probabilmente non ha avuto il riconoscimento che meritava. Nel cielo sereno si libra una danza.

Il viaggio è il volo della mente, tra lo stupore di nuovi orizzonti e l’idea del ritorno, con un gioco tra realtà e memoria, una dialettica che si fa a tratti più malinconica, tra l’eccitazione della scoperta, il timore e la sospensione del ritorno. Anche il ritmo alterna suoni che si allungano e ritmi che sembrano impennarsi. Si avvertono suggestioni di certa musica dell’Europa centro orientale che racconta di migrazioni e di contaminazioni: dove il viaggio è nostalgia, ricordo di suoni lontani e la gioia è nel ricreare, nel reinventarsi ritrovandosi.
Andiamo sulla falsa riga del brano precedente non è un cammino unidirezionale, un invito semplice ad andare avanti ma anche a restare per avanzare. Un ribadire come sottolinea il suono del pianoforte quando si allunga e diventa profondo.
Genocidio è una marcia funebre per un popolo senza pace quale quello armeno, ma diventa una condivisione del dolore universale, sommessa, profonda, con un ritmo che nella cadenza diventa ossessivo, senza via d’uscita.
Lutto è un annuncio che nelle prime battute potrebbe essere anche di gioia, tosto si fa triste, implacabile con un silenzio di morte, un lamento delicato ché la delicatezza sembra la cifra di questo album. Anche quando la passione è forte non c’è mai veemenza, scompiglio, ma una compostezza dignitosa, mentre il pianoforte insiste su note alte e fredde e gli acuti creano la sensazione dello stridore. Eppure verso la fine c’è un’apertura, una musica che accede alla sfera spirituale, ad una musica che si affaccia su un altrove e la mestizia resta al di qua.

Quando avevo la tua età cede al ricordo ed è uno dei pezzi più classici dell’album.

Qui e là disegna il ritmo di danze collettive gioiose delle quali si avverte il brio e l’affanno liberatorio, così come a tratti una certa ingenuità che ha il sapore delle buone cose.
Tornerò conclude il nostro viaggio musicale con una nota di speranza, un lieto fine seppur non compiuto per tornare alla metafora della fiaba ed è il violino protagonista

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a cura di Ilaria Guidantoni

Federica Mormando, la cultura di imparare la gioia e la libertà

Un cammino lungo la psicoterapia, la scrittura poetica e la musica. Una storia nel segno della conoscenza, la conoscenza degli e per gli altri, dalla psichiatria, alla progettualità della scuola, epicentro della formazione culturale. E così dalla cultura verso la comprensione dei popoli, quello armeno in particolare, alle forme d’arte, in particolare il teatro e la musica, linguaggio universale, emozione condivisa, terapia dell’anima. E’ complicato raccontare Federica Mormando pensando a una categoria, troppo riduttivo.

Molto si capisce dalla sua storia che le abbiamo chiesto di raccontarci.

“Mi è difficile tracciare un c urriculum perché nel corso della vita non ho preso nota delle tante cose fatte, come si deve fare per stilare un profilo completo. Si dice che i creativi “vanno avanti”… Quindi posso raccontare solo quello che ricordo”. Ha iniziato così, ma i ricordi sono molti e ognuno apre un capitolo. Dopo il liceo classico, quando si imponeva la scelta di facoltà, indecisa tra fisica, filosofia, medicina, si decise per quest’ultima perché, ha confessato, “mi pareva vicina alla vita vera più delle altre due facoltà. Volevo capire il sì e il no alla vita. Volevo conoscere la mente umana”.

Segue psichiatria, soprattutto, psicoterapia, iscrivendosi all’albo degli psicoterapeuti adleriani. Una scelta non casuale: “la scuola adleriana, ci ha raccontato, è estremamente concreta, attenta a tutto ciò che costituisce la vita, in ogni età, sensibile anche all’aspetto didattico, all’influenza della scuola, oltre a svelare ciò che si può dell’inonscio e a rendere più liberi di scegliere la vita migliore per noi.”

A questo ambito si avvicina non digiuna. E’ figlia d’arte, padre pedagogo, zia assistente di Maria Montessori. Cresciuta in mezzo al materiale montessoriano, consegue il diploma per l’insegnamento montessoriano.

Nel 1976 apre uno studio professionale al quale per molti anni hanno collaborato artisti, esperti di educazione corporea, oltre a insegnanti di varie specialità. “Tutte attività, precisa, che non sostituiscono la psicoterapia, ma che vi si possono, talora devono affiancare, aprendo possibilità di conoscenza, di pensiero, anche di lavoro, a persone che di questi stimoli e incoraggiamenti hanno bisogno”.

In realtà cos’è per lei la psicoterapia?

“Il termine ha un’accezione molto vasta ma per me è la via, senza impiego farmacologico, per aumentare i gradi di libertà e di gioia. E’ molto importante rendersi conto del sé, delle proprie potenzialità ed eventuali talenti che spesso non si sa di possedere come anche conoscere dimensioni nuove della vita. Purtroppo soprattutto le donne crescono con obiettivi bassi e non solo professionalmente. Per questo credo che la formazione della mente e la didattica siano fondamentali e a tutte le età.”

All’inizio nel grande studio c’era anche quello che oggi chiameremmo, ma con nome improprio, day hospital. Alcuni ragazzi psicotici infatti vi passavano tutto il pomeriggio o addirittura la giornata, impegnati in diverse attività, con persone capaci di interpretare gesti o parole significative, per aumentarne la consapevolezza dei propri significati o semplicemente per trasmettere loro il concetto che tutto ha un significato.

Li ricorda come anni sereni, “utili, di lavoro estremo ed entusiasta. Su tutto vigilava la mitica Tina, una signora di incredibile sensibilità che oltre ad occuparsi di fatturazioni ed appuntamenti vigilava senza perdersi nulla di quello che accadeva nella varie stanze, eccettuata quella della psicoterapia. Nel 1983 lo studio si trasferisce in Via Spiga, sopra al ristorante Alfio e con i camerieri facevo a gara a chi chiudeva più tardi alla sera.”

Un giorno accade qualcosa. “Stanca di vedermi portare bambini sospettati o diagnosticati di vari disturbi, da quelli di apprendimento a quelli di personalità, e che risultavano ad altissimo potenziale intellettivo, decisi di aprire una scuola per loro. Era a scuola infatti che si manifestavano i loro problemi.”

Nacque così, nel 1984, la scuola “Emilio Trabucchi”, dal nome del luminare di farmacologia che, poco prima di morire, le aveva detto:” La farà, la farà grande, la farà bella”.

Purtroppo nel 1993 è costretta chiuderla: le spese erano troppo rispetto alle entrate e non volendo ridurne le attività e lo stile, non c’era alternativa. Una nostalgia si profila nella voce quando in particolare dice “Ricordo l’atmosfera lieta e ordinata, le faccine dei bimbi, i sorrisi degli insegnanti. Ricordo una bimba, ora scrittrice, che a quattro anni voleva a tutti i costi entrare nei gruppi di quelli che scrivevano e leggevano, e tanto insistette che ce la fece.” Contemporaneamente apre la casa psicoterapica residenziale “I delfini”, a Vernate, in provincia di Milano, modello Bettelheim. Enzo Romagnoli aveva dato cascina e capitale, Federica ci mette opera e conduzione. Lì arrivano ospitato molti bambini e ragazzi fra i più gravi in Italia. Purtroppo I Delfini furono osteggiati dalla società. Nel 1993 un’altra chiusura, non perché la struttura non funzionasse bene, ma perché gli ostacoli esterni erano insormontabili.

“Ci rimase un grande dispiacere: avevamo promesso ai ragazzi una protezione fino a che fossero in grado di partecipare alla vita “normale” della gente, e li abbiamo involontariamente dovuti tradire. Per me, fu una grande esperienza di come vanno le cose e le persone. Tra i pochi collaboratori rimasti fedeli fino alla fine, ricordo il dottor Primino Botta, medico illuminato di perenne disponibilità e grande competenza.

I media di allora, televisioni e giornali, avevano dato grandissima rilevanza alla casa di psicoterapia e soprattutto, alla scuola. Parlare di iperdotazione intellettiva a quei tempi era piuttosto rivoluzionario. L’egualitarismo era sostituito alla pari opportunità, la massificazione era all’opera, nelle scuole come dovunque. Non era facile spiegare gli svantaggi e le ingiustizie collegate a voler dare a tutti gli stessi programmi, le stesse nozioni, non già le stesse opportunità. Non era facile mostrare l’isolamento inevitabile degli allievi ad alto potenziale, l’incomprensione nociva da parte della maggioranza degli insegnanti, il danno psicologico e culturale che si andava facendo agli allievi più intelligenti.” Questo temi li ha raccolti in un libro, edito dalla Erickson,Altissimo potenziale intellettivo, strategie didattico-educative.La battaglia è ardua, impegnarsi alla divulgazione di quanto riguarda il 3% di allievi con capacità estremamente superiori a quelle della media. “Volevo portare la consapevolezza della loro esistenza e delle loro caratteristiche nelle scuole, magari al Ministero.”

Questo binario si intreccia con altre collaborazioni in tema di cultura e di costume, per decenni ad esempio ha collaborato con quasi tutti i quotidiani nazionali e con molti periodici, italiani e ticinesi; per la TV italiana, per le reti nazionali, per Mediaset, Antenna tre, Telenova, oltre che per la Radio e Televisione Svizzera.

Come si traccia il percorso dalla didattica all’attività culturale? In modo lineare?

“In realtà intorno ai tre anni e mezzo esiste già lo stile di vita di una persona. Io vivevo reclusa in una casa del dopoguerra con un grande cortile e buttavo dalla finestra i miei giocattoli, felice che i bambini potessero giocare grazie a me e mi è rimasta questa voglia di aumentare la felicità altrui, di favorire il nascere di amicizie.”

Passione o anche un obiettivo? “A umentare i gradi di libertà e le possibilità di gioia. Erano anni in cui si divulgava l’esistenza della depressione e si esaltava l’effetto di alcuni farmaci; così ho organizzato un convegno su educazione alla gioia,consapevole dell’educazione alla depressione che da molto molto tempo ci viene ammannita soprattutto dai media.”

Alla chiusura della scuola, su sollecitazione di Jean Brunault, fonda, tra l’altro, l’associazione Eurotalent Italia, e diviene vicepresidente dell’ONG Eurotalent, carica che conserva fino alle dimissioni, nel 2017. Per due decenni fa parte alle Commissioni Cultura ed educazione del Consiglio d’Europa e della Commissione prevenzione e salute, occupandosi a lungo di iperdotazione. Fonda quindi l’OING Human Ingenium, che si affianca a Eurotalent Italia, dedicata anche ai talenti degli adulti e a quelli non misurabili.

La professione di psicoterapeuta resta il binario principale anche se cresce nel tempo la consapevolezza che l’ampliamento delle conoscenze culturali ed artistiche migliorano i risultati dell’attività di terapeuta.

Dai pazienti sono nate conoscenze culturali?

“Direi di no e quegli anni mi hanno lasciato poco spazio per coltivare la dimensione culturale perché lavoravo 15 ore al giorno, con pazienti di tutte le età. Andare a teatro ad esempio era complicatissimo. Per fortuna frequentando molto i ragazzi ho imparato molto sul contemporaneo ricevendo un ampio spaccato sociologico più che culturale.”

Per alcuni anni insegna varie discipline come E ducazione al pensiero creativo alla SUPSI di Lugano eS crittura creativaalla facoltà di design di Bolzano (LUB) e a scienze della formazione all’Università di Bressanone e insieme crescono le attività culturali.

È diventata protagonista della cultura?

“Non è nella mia natura essere protagonista; purtroppo non sono abbastanza ambiziosa. In realtà spesso è noioso partecipare ad eventi. Per me la cultura è soprattutto ricerca, curiosità verso quello che non so. In tal senso è stata molto stimolante la collaborazione con il Corriere della Sera del Trentino, non perché scrivevo ma per le persone che incontravo nelle interviste. Ho scoperto così la cultura ladina che mi ha affascinata e poi quella armena.”

Un capitolo a parte riguarda proprio la Casa Armena di Milano (HY DUN) che racconta così: ho contattato la casa armena, in particolare la musicista Ani Martirosyan, per confezionare il mio primo spettacolo, L’andar dei popoli, il viaggio vissuto da alcuni popoli, interpretato dalle loro musiche. Non l’ho più lasciata. La cultura è soprattutto l’empatia di un incontro, il viaggio con l’altro. Non so dire perché mi sento molto affine con il popolo armeno, ma è così. Mi emoziona e quando sento parlare del loro genocidio piango.”

Alla Casa Armena ha presentato alcuni spettacoli, fra cui La storia dell’Armenia tratteggiata da musiche e poesie.

Ma Federica non si ferma nel suo viaggio in direzioni diverse e pubblica, nel 2019, Frutti di sole frutti di re, poesie dedicate all’Armenia, tradotte in armeno da Ani Martirosyan.

Quando è arrivata la scrittura e in particolare la scrittura poetica?

“In realtà c’è da sempre, come un’urgenza, almeno così lo era quando ero piccola, malgrado l’ostilità di mia madre…per ogni mio successo”.

Adesso cosa rappresenta per lei il linguaggio poetico?

“Un modo di sublimare scelte emotive o storiche, un modo di espressione che nasce spontaneo; solo qualche volta come nel testo dedicato all’Armenia volontariamente.”

Con la convinzione che i doni possono diventar talenti anche quando si è adulti e addirittura anziani, studia la fisarmonica diatonica – è al V anno della scuola Glasbena Matiça di Trieste – e compone musica.

La passione per la musica quando nasce?

“All’età di sette anni quando sono stata due mesi dalla zia a Parma e per due mesi ho suonato il pianoforte con soddisfazione e successo tanto che il mio insegnante aveva voluto farmi ascoltare dal direttore del conservatorio. Ma ogni ambizione fu troncata subito da mia madre che mi proibì di suonare. Questo divieto interiore ha fatto sì che per molto tempo non potessi neppure ascoltare la musica. Tardi ho poi ricominciato con strumenti che ritenevo minori come la fisarmonica proprio perché i no interiori diventano un potente ostacolo.”

Cos’è la musica per lei?

“Una dimensione, un linguaggio; vivere nella musica è vivere altrove”.

È più vicina alla psicoterapia o alla cultura?

“Può diventare cultura ed essere funzionale nella psicoterapia utilizzandone una parte. Per me non rappresenta un modo per arrivare ad una migliore comprensione di sé ma una migliore espressione.”

Recentemente è uscito il Cd, prodotto da Classicaviva, VAI QUI, solo improvvisazioni perché allora ero incapace di correggere e mi facevo scrivere gli spartiti, lo stesso titolo dell’ultimo libro di poesie, edito da Kimerik; con lo stesso editore ha pubblicato Le catene delle stelle, la psichiatria in versi, dall’esperienza con gli psicotici. Tra l’altro ha vinto alcuni premi di poesia quali Lerici Peia Carpena opera prima, Abano, Il Carro delle Muse, Abano per medici scrittori.

Le sorprese non finiscono qui e ci racconta che da poco è entrata nel suo studio una Autoharp, uno degli strumenti magici, fra le cui corde vive la storia dei popoli.

Lasciandoci con ironia ci dice che nella sua vita è entrato lo studio del russo. “Forse fra qualche anno riuscirò a dire qualche frase. E’ una lingua che ancora non ho capito ma mi affascina perché una lingua è l’anima di un popolo. Per questo è un peccato che le persone non conoscano più l’italiano e lo si capisce dal fatto che le persone non sanno usare i toni della voce che rappresentano la punteggiatura.”

a cura di Ilaria Guidantoni – tratto da bebeez.it

In Armenia, un convento accoglie orfani e profughi. Aiutiamo suor Arousiag!

Conoscete Sister Arousiag?
È una suora armena, attualmente in Vaticano, e su internet potete trovare informazioni su di lei.
Il Console Onorario Armeno, Kuciukian, che la conosce da oltre 30 anni, la definisce la loro Madre Teresa di Calcutta. Dal terremoto del 1988 si occupa di orfani ma in questo momento, a causa della terribile guerra in Armenia, il numero dei bambini, nudi e affamati, che vengono raccolti per strada dalle Sorelle Armene è di gran lunga superiore alle loro possibilità economiche. Sono allo stremo.
Mi faccio tramite di questa richiesta di aiuto, pregando chi può di dare il proprio contributo e di diffonderla alle proprie conoscenze.
Anche una minima offerta è preziosa, perché sono davvero in stato di necessità. Facciamogli sentire la nostra presenza e attenzione!

Informazioni per il bonifico

Banca: IOR (Istituto per le Opere di Religione)

Indirizzo: CORTILE SISTO V – 00120 CITTA DEL VATICANO
TEL. +39 06 6988 9388
Beneficiario: SUORE ARMENE DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE
IBAN: VA17001000000020584004
Conto num.: 20584004
SWIFT: IOPRVAVX o IOPRVAVXXXX

La verità sul metodo Montessori. Inapplicabile seriamente nelle nostre scuole

150 anni dalla nascita di Maria Montessori. La commemorano un po’ dovunque, insistendo in particolare sulla biografia, con diverse interpretazioni.

Voglio tratteggiare qui alcune caratteristiche del suo metodo, e spiegare perché non è attuabile nelle nostre scuole, a meno di cambiare profondamente la mentalità che le pervade e da cui deriva la loro organizzazione.

  • Non è vero il pregiudizio che “i bambini possono fare quello che vogliono”. È vero che possono scegliere il materiale su cui lavorare, che gli si spiega e propone volta per volta il lavoro più avanzato, che va sempre completato; l’ordine è assoluto, il lavoro continuo.
  • L’insegnamento corrisponde alle esigenze e ritmi di ogni bambino: non c’è embargo riferito all’età, al livello cognitivo, alla classe frequentata. Ad esempio a tre-quattro anni i bambini interessati possono imparare a leggere (e il materiale usato è un ottimo antidoto alla dislessia), così come i bambini con difficoltà possono imparare a leggere secondo i loro ritmi. Non ci si deve adeguare alla media dei bambini.
  • Proporre ogni nuovo argomento di studio nel momento in cui il bambino è pronto a riceverlo permette di porre i bambini di fronte a prove abbastanza difficili da abituarli allo sforzo, ma non abbastanza da scoraggiarli.
  • Il materiale montessoriano permette l’autocorrezione dell’errore: È cioè evidente dalla disposizione finale del materiale se il lavoro è stato fatto correttamente, e i bambini autonomamente riprovano finché il lavoro è visibilmente giusto. Questo forma la fiducia in sé e la capacità di provare e riprovare, fino ad essere soddisfatti.
  • La conoscenza di base, in particolare per la prima infanzia, si fonda sull’isolamento della qualità: la caratteristica che si vuole insegnare è l’unico aspetto che differenzia i materiali usati a questo scopo. Ad esempio, per mostrare le dimensioni, si presentano oggetti che differiscono fra loro soltanto per la dimensione di cui ci si sta occupando (altezza, larghezza, peso, ecc). La chiarezza della conoscenza di base permette di identificare poi infinite sfumature e varianti.
  • Gli argomenti sono presentati in modo da sviluppare reti associative del pensiero e consapevolezza della lor complessità; ad esempio collegando i saperi, la storia, le arti, di tempi e luoghi diversi.
  • Gli insegnanti danno pareri sul lavoro piuttosto che sul bambino. Ad esempio, dicono: «Il tuo lavoro è ben fatto», invece che: «Bravo!». Oppure: «Bisogna correggere, è sbagliato!», invece che: «Hai sbagliato». Questo atteggiamento non favorisce l’identificazione del bambino con il proprio lavoro, atteggiamento molto importante perché abitua ad affrontare senza timori il rischio di sbagliare. Anzi, l’errore è visto come un’occasione per imparare qualcosa che non si sa.
  • Si insegna il valore del silenzio.
  • La musica è insegnata fin dalla prima infanzia, con un materiale che permette di isolare e apprendere i suoni, riprodotti in modo che definisco celestiale e perfetto, e suonare assai presto piccole melodie.
  • Vi sono tante aule quante le aree di insegnamento
  • La formazione degli insegnanti e dei bambini si fonda sul rispetto reciproco, sull’ordine, sulla concentrazione (questo oggi è molto difficile da ottenere, vista l’opposta educazione che filtra da tutti i media, dalle famiglie, dai videogiochi).

 

È evidente a chiunque sappia come è organizzata e su quali pincipii la scuola di adesso come anche le sezioni “montessoriane” che stanno spuntando nelle scuole pubbliche possano solo molto parzialmente definirsi tali.

La glorificazione di Maria Montessori per il centenario è quindi del tutto superficiale e non corrisponde a una conoscenza del suo metodo, ben più importante della biografia!

La mozione della Svizzera per il rispetto dei diritti dei bambini

In Italia è ancora irrisolto il caso di Bibbiano, e troppo spesso bambini sono tolti alla famiglia.
Questo non succede solo da noi. Ecco un primo risultato del lavoro di un ampio gruppo di professionisti riunito per ottenere una gestione più corretta e giusta delle vicende di tanti bambini.

Svizzera: una mozione di una commissione del Gran Consiglio dà ragione a chi denuncia le falle del sistema. La palla è ora nel campo del Consiglio di Stato
Anne Emery-Torracinta, Consigliere di Stato responsabile del Dipartimento della Pubblica Istruzione (DIP) a Ginevra, 22 marzo 2018. – © Martial Trezzini / KEYSTONE

L’unica cosa che mancava era una prospettiva politica sulle disfunzioni della protezione dei bambini a Ginevra. È fatto. Dopo due anni di lavoro, la Commissione Diritti Umani del Gran Consiglio ha prodotto un voluminoso rapporto sul Servizio per la Protezione dei Minori (SPMI) in particolare, in prima linea durante separazioni altamente conflittuali. Questo rapporto è accompagnato da una mozione del comitato che invita il Consiglio di Stato a migliorare il sistema nel suo complesso. Lei è d’accordo con tutti coloro, collettivi di genitori sofferenti, psichiatri, avvocati, che da anni denunciano un sistema che causa rotture emotive tra un genitore e figli o collocamenti abusivi.
Leggi anche: Garde d’enfants: le broyage institutionnel n’est pas une réponse

Psichiatrizzazione eccessiva dei conflitti familiari

La commissione ha gettato un’ampia rete, dopo tanto lavoro analitico e numerose audizioni. Essenzialmente, vuole che Ginevra rompa il monopolio del centro universitario francofono di medicina legale (CURML) in termini di competenza psichiatrica, molto criticata, e quello del centro Therapea in termini di monitoraggio familiare. Chiede una migliore supervisione della procedura relativa a queste perizie, che spesso congelano le situazioni per anni, dal momento che i tribunali non si discostano quasi mai da esse.
Avendo rilevato un’eccessiva psichiatrizzazione dei conflitti familiari, chiede di usarla con parsimonia. Propone una conciliazione sistematica in caso di procedimenti giudiziari e chiede di favorire soluzioni di collocamento all’interno della famiglia. Chiede di presentare un disegno di legge che riformi la clausola di pericolo, che deve rimanere una misura di ultima istanza, e che il Tribunale per la protezione degli adulti e dei bambini (TPAE) si pronunci entro 72 ore successive. audizione delle parti. E questo elenco non è esaustivo. “Vogliamo porre fine a questo sistema che opera nel vuoto e che si autoalimenta”, sintetizza Cyril Mizrahi, deputato socialista e membro del comitato.
Leggi la testimonianza: Si je dois aller en foyer, je fuguerai
Vi sono poche soluzioni operative
È un ampio programma. Così ampio che potrebbe mancare il bersaglio, volendo spazzare in tutte le direzioni. Perché questa mozione dà solo indicazioni e poche soluzioni operative. Con la conseguenza di restituire la palla al governo. Non sono sicuro che quest’ultimo abbia questa volontà, in un momento in cui Ginevra soffre di altri mali: politici, sanitari, economici.
Un dubbio rafforzato dalle parole del Dipartimento della Pubblica Istruzione (DIP), che si vanta di aver già fatto tanta strada: “Il dipartimento ci tiene a ricordare che la revisione del sistema per la tutela dei minori è al centro delle sue preoccupazioni”, dice il suo portavoce, Pierre-Antoine Preti.

È incluso nel programma legislativo del 2018. Gli obiettivi, gli assi e il calendario della riforma sono stati annunciati nel gennaio 2020.
https://www.letemps.ch/suisse/gouvernement-genevois-prie-reformer-protection-lenfance

Libertà è anche il coraggio di immergersi nel mistero

Immersi, smarriti in una realtà incomprensibile di cui fanno parte, gli umani hanno cercato da sempre un modo di controllarla, di orientarcisi, di comunicarsela comprendendosi reciprocamente. Sono nate così le categorie, le regole, le misure. Con esse, le semplificazioni, che escludono le infinite sfumature di ogni realtà umana.

Se per costruire qualunque cosa, dai grattacieli alle più complicate fra le macchine, i calcoli sono indispensabili e insostituibili, estendere il criterio della misura a tutta la realtà è pericolosissimo.

Considerando il mio settore, le diagnosi psichiatriche stilate attraverso il DSM V, manuale di diagnostica psichiatrica, hanno generato una vera inflazione diagnostica, una profusione di etichette (spettro autistico, Deficit di attenzione, Iperattività, depressione..) che spingono a incasellare un gran numero di persone in categorie che vorrebbero essere precise e invece sono approssimative, perché ben poco considerano le infinite e mutevoli caratteristiche delle persone.

Si è quindi diffuso il (mal)costume di curare persone normali, spaventandole, indebolendole, come spiega assai bene Allen Frances nel bel libro “Primo non curare chi è normale”.

Stessa epidemia sta verificandosi per i test di intelligenza, che spingono a dare un’importanza determinante al Q.I., indice assai utile soltanto se considerato con grande attenzione e sensibilità insieme a molteplici dati, assolutamente individuali e sovente assai variabili.

La voglia di citar numeri è evidente nella pioggia di statistiche-Covid raffazzonate e incomprensibili che ci sta alluvionando, e la voglia di citar misure sta nelle diagnosi fatte anche da chi non dovrebbe né potrebbe, come molti insegnanti. Cito  Il bambino è troppo isolato, troppo poco attento, troppo poco concentrato”. Nella smania di misurare il non misurabile, nessuno spiega rispetto a cosa si pongano il troppo e il troppo poco. Sta girando perfino una certa “Sindrome di ipersensibilità”…Le emozioni non si possono misurare, ma soltanto sentire, e così l’empatia, così la sensibilità. Mi piacerebbe che girasse la sindrome di iposensibilità, ma forse sarebbe troppo comune!

L’artificio di considerare tutta la realtà misurabile giova assai a chi persegue il potere, sia economico, sia politico, che in ultima analisi è ancora principalmente economico. La (falsa) certezza di giudizi semplici, è utilizzabile per influenzare e indirizzare gli individui come per domare i popoli, costringendoli entro rigidi recinti di espressione e di comportamento, penalizzando chiunque se ne stacchi. Ne abbiamo un esempio nel dilagare del politicamente corretto, che da apparente difesa di categorie di persone mutila la libertà di tutte le altre, insensibile ai paradossi e ai dati di realtà. Un facile esempio è l’attuale negazione del sesso biologico, che pure fa parte della scienza. La prepotente categorizzazione determina uno stile di vita e di pensiero che offende la libertà, il pensiero intuitivo, la creazione artistica. E nega la percezione dell’infinito, l’immersione nel mistero, che amplia l’identità personale fino ai confini dell’universale, non misurabile, pochissimo descrivibile, la cui percezione va oltre i classificati 5 sensi. L’educazione scolastica, mediatica, storica, nega la realtà trascendentale, soffoca la capacità di percepirla, di vivere anche  oltre le vicende personali intuendo un sovramondo cui anche apparteniamo, cui forse torneremo, che ci può consolare, avvolgere, accogliere in un coro che, forse, è dell’universo.

Tratto da Giornale Metropolitano
Foto di Pawel Nolbert su Unsplash

IL WCGTG sceglie Federica Mormando come rappresentante per l’Italia

Il World Council for Gifted and Talented Children, Inc. (WCGTC) è un’organizzazione mondiale senza scopo di lucro, fondata 40 anni fa, Il cui quartier generale è all’Università del Kentucky occidentale a Bowling Green, in Kentucky.
La sua missione è concentrare l’attenzione mondiale sui bambini di talento e garantire la realizzazione del loro prezioso potenziale a beneficio dell’umanità.
Il Word Council mette per questo in rete mondiale educatori, studiosi, ricercatori, genitori e in generale persone interessate allo sviluppo e all’educazione di bambini e persone di tutte le età ad alto potenziale.
Si è costituita una commissione, presieduta da Norma Hafenstein, che lavori per la formazione degli insegnanti. Per l’Italia, Federica Mormando, presidente di Eurotalent Italia e di Human Ingenium, è stata selezionata per partecipare alla commissione.

Iscrizioni aperte per il seminario del 30/11 a Pinarolo

Pinerolo 30 novembre 2019, Via Battitore angolo Via Giustetto – 0re 9,30-12,30

Sono aperte le iscrizioni al seminario di formazione per docenti di ogni ordine e grado “Il pensiero creativo e i doni artistici nell’ambito scolastico attento alla valorizzazione dell’alto potenziale”.

Il seminario, organizzato da Giovanni de Bartolo – insegnante e psicologo – sarà tenuto da Federica Mormando, Paolo Bianchi e Lucrezia Zaffarano.

Moderatore, Giovanni de Bartolo.

Un ringraziamento sentito l’Istituto Comprensivo Pinerolo 2 – Vincenzo Lauro

Per informazioni e iscrizioni: 

Telefono e whatsapp 3484982419
Telefono 02 29061564
Email fmormando@gmail.com

Vediamoci a Bookcity il 16 Novembre

16 novembre 2019 alle 17.00 – Magazzino Musica (MaMu) – Via Soave 3, Milano

Anche quest’anno parteciperemo a BOOKCITY, presentando “Frutti di sole frutti di re”, poesie oltre il confine”, edito da Kimerik.

Poesie ispirate all’Armenia, testo armeno a fronte, illustrate da Lucrezia Zaffarano, saranno accompagnate dalla musica: (Ani Martirosyan al piano, Giorgia Natale al flauto Kim Williams e Federica Mormandoall’autoharp) e saranno esposte le illustrazioni.

Scrive Pietro Kuciukian nella prefazione:”La poesia di Federica Mormando provoca, mette alla luce ciò che l’Armenia è in me nel profondo, mi aiuta a riscoprire ciò che avevo scoperto molto tempo fa. Mi fa rivivere la nostalgia, il dolore dell’anima che invita al silenzio che urla, al buio che emana la luce”.

Ingresso libero

Proposta di legge

La dott.ssa Federica Mormando e l’avv. Ermelinda Maulucci hanno collaborato alla  proposta di legge n. 1607 “Disposizioni per il riconoscimento degli alunni con alto potenziale cognitivo, l’adozione di piani didattici personalizzati e la formazione del personale scolastico” depositata presso la Camera dei Deputati dall’On. Pierantonio Zanettin il 13 febbraio 2019. 

Si tratta di una proposta di legge specifica per l’alto potenziale cognitivo, che mira alla tutela degli alunni plusdotati a scuola e all’inquadramento degli stessi come autonoma categoria scolastica. 

La proporsta di legge è attualmente assegnata alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati in attesa di essere discussa.

Ecco il link della Camera dei Deputati

https://www.camera.it/leg18/126?tab=1&leg=18&idDocumento=1607&sede=&tipo=

Attenzione alla diagnosimania!

L’oscura selva della diagnosi mania

Un rimedio alla dabbenaggine è l’informazione accurata priva di pregiudizi. Ma per questa, ci vogliono umiltà ed impegno, merci rare.

Gli effetti della divulgazione medica, nata con l’ottimo scopo di rendere le persone consapevoli della prevenzione, delle malattie, delle cure, si è inquinata in internet, nel marketing, nel neuromarketing, nelle cosiddette marchette (articoli finanziati da aziende o altri), si è imbevuta parzialmente di giochi politici, divenendo una selva confusa in cui si attorcigliano insieme fakenews, pregiudizi, paure, speranze. L’assenza di spirito critico, di metodi per distinguere le notizie vere dalle false, l’assenza di cultura medica (che ovviamente hanno solo i medici e in particolare i medici specializzati in ciò di cui si parla o vaneggia), ha creato un attacco di panico collettivo, cui troppo spesso si reagisce con la fede. Non quella religiosa, ma la derivazione del bisogno di sicurezza che si concretizza in dabbenaggine.

Prendiamo lo spettro autistico. Spettro, il cui significato di raggio di attività sta tornando a quello derivato dal latino spectrum: fantasma, quindi assai inquietante. Pensiamo al disturbo di Asperger. Veniamo a sapere che Asperger erano Wolfgang Amadeus Mozart, Wittgenstein, Steve Jobs, Alfred Hitchcock, Newton, Einstein, Darwin erano Asperger (diagnosi postume). E recentemente Susanna Tamaro si è scoperta Asperger, deducendo che quindi non era colpa sua se aveva e creava difficoltà.

Sappiamo che una caratteristica comune agli Aspi sono diverse difficoltà di relazione (pare che i neuroni specchio siano in queste persone meno attivi, oppure meno numerosi, oppure meno stimolati: insomma che funzionino di meno dando così luogo a minor capacità di linguaggio sociale). Peccato che  non aver voglia di stare con i propri simili, o aver bisogno di stare per un bel po’ soli siano, soprattutto in bambini e ragazzi, scambiati per sintomi, nella negazione al diritto di avere una personalità non omologata.

Quanto ai geniacci, uno dei motivi della postuma diagnosi è la loro concentrazione esclusiva o quasi su un interesse o una ricerca. Ma senza una simile concentrazione non si può certo arrivare a una profondissima cultura né a una scoperta o invenzione. Un’altra fonte diagnostica è la non comunicazione con la maggior parte delle persone. Visto che le persone ad altissimo potenziale intellettivo sono il 3% dei viventi, è ovvio che costoro comunichino con piacere prevalentemente con una parte di quel 3%! E assai meno con quel 97% profondamente diverso da loro.

Inoltre, molti, non Aspi, non amano essere interrotti: infatti vogliono e sanno concentrarsi. Suppongo che si trovino male nel flusso di stimoli rapidi frammentati e frammentanti che oggi giunge a interrompere qualunque azione o pensiero in corso.

Confondendo caratteristiche e momenti transitori della vita con sintomi, oggi si spargono a piene mani diagnosi di spettro autistico, oltre che di Asperger. Questo è nocivo ai bambini e ragazzi che si sentono anomali, e ai genitori e agli insegnanti, che trovano una giustificazione e quasi un destino il non comprendere i bambini e ragazzi. Alla radice di questo fenomeno è la tendenza della società – derivazione americana – a classificare una serie di personali e normali reazioni come prova positiva di un disturbo psichico. Preoccupante il diffondersi di diagnosi superficiali da parte di insegnanti, oppure tecnici di tecniche psicologiche, oppure psicologi inesperti dell’anima umana ma espertissimi in caselle. Preoccupante soprattutto per i bambini, in particolare per quelli molto intelligenti e/o creativi: in questi casi l’Aspergermania fa parte della dequalificazione che la società fa di coloro che teme. Ed ha come conseguenza una confusione fra Asperger veri e presunti che non fa bene a nessuno.

E nella Milano d’avanguardia è nato l’Aspi café, definito “luogo permanente di incontro riservato alle persone con Sindrome di Asperger, e a chi si riconosce in questo quadro”. Che strano, in questo caso si scavalca il concetto di inclusione su cui si fonda da tempo la nostra scuola. Valli a capire.

Aperte le iscrizioni al corso: Impariamo a pensare e conversare 2019

Gli incontri saranno settimanale, al lunedì o al sabato. Le date di inizio saranno:

  • il 5 ottobre per chi sceglie il sabato mattina dalle 10 alle 11,30
  • il 7 ottobre per chi sceglie il lunedì dalle 17,30 alle 19 

Gli incontri sono destinati a bambini e ragazzi dai 7-8 anni fino ai 16 anni, ovviamente in gruppi diversi per età. I gruppi saranno composti da 3, 4 o 5 partecipanti.
È possibile concordare anche incontri individuali.

Scopo degli incontri è imparare non soltanto a pensare, ma a circostanziare il proprio pensiero, oltre che comunicarlo con precisione.

Oggi molteplici fattori ostacolano sia il formarsi del pensiero sia il comunicare con precisione; fra questi la frammentazione, la comunicazione principalmente visiva, la moltitudine di informazioni non verificate, il mal-insegnamento della logica, della storia, del dialogo costruttivo.

Gli incontri sono mirati non tanto a giungere a risposte certe, oggettive, quanto afamiliarizzare con il ragionamento, con il suo snodarsi in modo logico, coerente, personale, senza escludere spunti originali e creativi

Si partirà nel primo incontro da un tema fissato dalla conduttrice, per poi aprirsi alle domande dei bambini. Il dialogo si svolgerà con la lentezza richiesta dal ragionamento, che contrasta con la fulmineità degli stimoli odierni, fulmineità e frammentazione che impediscono lo sviluppo del pensiero.

Anche se le domande dei bambini riguardano sovente i grandi temi (la morte, la vita, il tempo…) si garantisce l’assoluta assenza di qualunque  ideologia.

Gli incontri si svolgeranno in Via Bonaventura Cavalieri 8, studio Mormando.
Il costo per i tre incontri è di 150 euro più IVA (da saldare al primo incontro)

Per informazioni e iscrizioni: 

Telefono e whatsapp 3484982419
Telefono 02 29061564
Email fmormando@gmail.com

Direttrice del corso

Anna Betti è laureata in filosofia e in chitarra classica, ha seguito dei corsi di specializzazione in formazione e in programmazione neurolinguistica.
Ha collaborato con diverse società alla progettazione ed erogazione di interventi formativi, sia in ambito professionale, sia in ambito aziendale.
Libera professionista, dal 2006 realizza varie tipologie di progetti legati al mondo dell’istruzione e della formazione. Insegna inoltre chitarra in diverse scuole.

Inizia “Impariamo a pensare e conversare”

Corso di tre incontri  con Anna Betti. 

Scopo degli incontri è imparare a pensare e a circostanziare il proprio pensiero, oltre che comunicarlo con precisione. Oggi molteplici fattori ostacolano sia il formarsi del pensare sia il comunicare con precisione; fra questi la frammentazione, la comunicazione principalmente visiva, la moltitudine di informazioni non verificate, il mal-insegnamento della storia.

Gli incontri sono mirati non tanto a giungere a risposte certe, oggettive, quanto afamiliarizzare con il ragionamento, con il suosnodarsi in modo logico, coerente, personale, senza escludere spunti originali e creativi

Si partirà nel primo incontro da un tema fissato dalla conduttrice, per poi aprirsi alle domande dei bambini. Il dialogo si svolgerà con la lentezza richiesta dal ragionamento, che contrasta con la fulmineità degli stimoli odierni, fulmineità e frammentazione che impediscono lo sviluppo del pensiero.

Anche se le domande dei bambini riguardano sovente i grandi temi (la morte, la vita, il tempo…) si garantisce l’assoluta assenza di qualunque  ideologia.

Gli incontri dureranno circa un’ora e mezza, si svolgeranno in Via Bonaventura Cavalieri 8, a partire dal 16 settembre, il lunedì o il mercoledì dalle 17,30 alle 19,00.

Il costo per i tre incontri è di 150 euro più IVA

SONO APERTE LE PREISCRIZIONI: con una mail a fmormando@gmail.com
L’iscrizione andrà confermata entro il 9 settembre. 

Per informazioni e iscrizioni : 348.4982.419 / 02.2906.1564
Mail: fmormando@gmail.com

Anna Betti

Laureata in filosofia e in chitarra classica, ha seguito dei corsi di specializzazione in formazione e in programmazione neurolinguistica.
Ha collaborato con diverse società alla progettazione ed erogazione di interventi formativi, sia in ambito professionale, sia in ambito aziendale.
Libera professionista, dal 2006 realizza varie tipologie di progetti legati al mondo dell’istruzione e della formazione. Insegna inoltre chitarra in diverse scuole.

La proposta di legge che aspettavamo

Riceviamo e pubblichiamo.

Ecco il testo della proposta di legge n. 1607 “Disposizioni per il riconoscimento degli alunni con alto potenziale cognitivo, l’adozione di piani didattici personalizzati e la formazione del personale scolastico”, depositata dall’On. Pierantonio Zanettin il 19 febbraio 2019.

Ringrazio nuovamente l’On. Zanettin per la sua competenza, per aver accolto le mie proposte e avervi dato voce e la dott.ssa Federica Mormando per il suo contributo e la fiducia che mi ha sempre dimostrato.

Inizia “Impariamo a pensare”

Corso di tre incontri  con Anna Betti. 

Destinati a gruppetti di bambini dai 7-8 anni fino ai 10, e dagli 11 ai 14. 
Scopo degli incontri è appunto imparare a pensare. 
Non tanto per giungere a risposte certe, oggettive, quanto per familiarizzare con il ragionamento, con il suosnodarsi in modo logico, coerente, personale
Si partirà nel primo incontro da un tema fissato dalla conduttrice, per poi aprirsi alle domande dei bambini.Si svolgerà con la lentezza richiesta dal ragionamento, che contrasta con la fulmineità degli stimoli odierni, fulmineità e frammentazione che impediscono lo sviluppo del pensiero.
Anche se le domande dei bambini riguardano sovente i grandi temi (la morte, la vita, il tempo…) si garantisce l’assoluta assenza di qualunque  ideologia.
Gli incontri dureranno circa un’ora e mezza, si svolgeranno in Via Bonaventura Cavalieri 8, a partire dal 3 maggio, i lunedì  dalle 17.30 alle 18.30.
Il costo per i tre incontri è di 150 euro più IVA

Per informazioni e iscrizioni : 348.4982.419 / 02.2906.1564
Mail: fmormando@gmail.com

Anna Betti

Laureata in filosofia e in chitarra classica, ha seguito dei corsi di specializzazione in formazione e in programmazione neurolinguistica.
Ha collaborato con diverse società alla progettazione ed erogazione di interventi formativi, sia in ambito professionale, sia in ambito aziendale.
Libera professionista, dal 2006 realizza varie tipologie di progetti legati al mondo dell’istruzione e della formazione. Insegna inoltre chitarra in diverse scuole.

Sosteniamo una legge molto intelligente

L’onorevole Pierantonio Zanettin, il19 febbraio 2019, ha depositato il disegno di legge n. 1607 “Disposizioni per il riconoscimento degli alunni con alto potenziale cognitivo, l’adozione di piani didattici personalizzati e la formazione del personale scolastico”. Human Ingenium, in particolare Ermelinda Maulucci con Federica Mormando, ha stilato questo disegno, che va ora sostenuto affinché diventi operativo. L’Italia è uno dei pochi paesi che non riconosce ufficialmente l’esistenza delle differenze individuali amche “in più” nella capacità di apprendimento. Di fatto, gli allievi ad alto potenziale non sono generalmente riconosciuti, neppure dagli insegnanti, e, nelle nostre classi ad altissima inclusione, sono costretti ad annoiarsi a lezioni limitate, a ripetizioni di nozioni già comprese, e soprattutto alla non comprensione sia da parte degli insegnanti, sia da parte dei compagni, con cui spesso hanno poco in comune.

Il disegno di legge rappresenta l’autorizzazione a riconoscere anche a loro esistenza e diritto a pari opportunità di apprendimento. Sento dire che alcuni vorrebbero inserirli fra i BES (Bisogni Educativi Speciali). I BES sono dedicati a chi ha difficoltà di apprendimento. Considerare gli allievi ad alto potenziale  intellettivo fra quelli con disturbi di apprendimento è come dire che, poverino, Dante Alighieri sarebbe stato fra questi. Bisogna invece semplicemente dare agli insegnanti una formazione adeguata e prevedere, oltre agli insegnanti di sostegno, quelli di “slancio”.

Sosteniamo quindi il disegno di legge che l’Onorevole Zanettin ha depositato, dimostrando competenza e anche coraggio, e con esso, auguriamo buona fortuna agli allievi molto intelligenti, che sono la speranza della nazione. Che non siano, come oggi, ignorati.

Cliccare per approfondire (link al sito della Camera)

17 Novembre – Federica Mormando a Bookcity

Per Bookcity sabato 17 novembre, dalle 10 alle 11,al circolo filologico (ViaClerici 5-Milano)

Parole, musiche, poesie, col contorno di una piccola mostra di pitture e fotografie. Federica Mormando presenterà “i talenti non misurabili e i talenti degli adulti” con Lucrezia Zaffarano e Luisa de Ponti
Non è il Q.I. l’unico detector dell’intelligenza: il pensiero intuitivo, il pensiero creativo, i doni artistici sono altrettanto importanti e non sempre coincidono con un Q.I. fenomenale; soprattutto sono liberi, non misurabili.
Come si scoprono? Come non mortificarli e aiutarne lo sviluppo, in bambini ed adulti? Adulti che hanno scoperto “tardi” talenti artistici hanno realizzato opere di valore, alcune qui in esposizione.
Al piano Ani Martyrosian e Chiara Torlaschi, violoncello Chiara Torlaschi, flauto Giorgia Natale.
In esposizione opere di Simonetta Marchesi (foto), Gianni Bianchi ed Elisa Torlaschi (dipinti), Federica Mormando (Musiche).

Scarica il volantino BookCity

Perché il genio dei bambini sfugge ai test sul quoziente d’intelligenza

La psichiatra Francesca Mormando: «Spesso i bambini “gifted” danno risposte sbagliate nei test perché sono meno convenzionali e più creativi. Il dono del talento non si può misurare con un test»

Perché il genio dei bambini sfugge ai test sul quoziente d’intelligenza
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Di questi tempi si va diffondendo una caccia ai «gifted» (bambini ad alto potenziale intellettivo), con l’uso dei test di intelligenza, che producono il Quoziente di Intelligenza. La prima osservazione è che per effettuare bene questi test è necessario, e non sempre si verifica, che l’esaminatore/trice sia da lungo tempo esperto, in particolare di persone ad alto potenziale intellettivo, e sia anch’esso ad alto potenziale, per poter intuire sfumature e risposte anche non «giuste», ma creative e adeguate. Per comprendere che intelligenza è anche ciò che ai test sfugge. Il rischio già evidente è che si stampi un timbro – spesso errato e superficiale – in fronte ai bambini, un timbro che non tenga in conto né eventuali errori del testista, né la fluidità delle capacità cognitive, che possono svilupparsi ma anche limitarsi a seconda degli eventi e delle personalità.

Talento artistico e matematico e pregiudizi negativi

A ciò si aggiungono pericolosi e già diffusi preconcetti che pesano sui giudizi, soprattutto scolastici. Molti pensano che chi ha un alto Q.I. sia Asperger o iperattivo, e in generale corredato di default di qualche problema. Questo, oltre a non essere vero, rende ancora più difficile la già dura sopravvivenza a scuola dei bambini con più doti degli altri. Inoltre è importante rendersi conto che l’intelligenza non è solo Q.I. Il pensiero intuitivo, il pensiero creativo, i talenti artistici, sono altrettanto se non più importanti, e non sono misurabili, né coincidono necessariamente con un Quoziente altissimo. È ai lampi del pensiero intuitivo e creativo, dei talenti artistici, fra cui il talento matematico, che si devono le grandi innovazioni, i balzi della civiltà.

Quel «dono» che non si può misurare

Questi «doni» possono essere riconosciuti, uscendo dagli schemi comuni, e con adeguata preparazione e libertà di pensiero. Solo riconoscendoli insegnanti e famiglie possono non ostacolarne lo sviluppo e darne anzi le opportunità. Come scoprire i «doni» non misurabili? Come svilupparli ad ogni età? Che si fa, che si potrebbe fare in Italia per individuare i talenti e favorirne lo sviluppo? A tutto questo è dedicata la OING Human Ingenium, che organizza un primo convegno che si terrà sabato 13 ottobre 2018 a Vicenza. Un team di studiosi si riunirà per sfatare l’importanza esclusiva del Q.I. come misuratore di intelligenza e per mettere a fuoco il mistero dei talenti non misurabili: la sintesi magica.

*Psichiatra e psicoterapeuta

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Digitale, i bambini passano sette ore al giorno su tablet e computer

di Valentina Santarpia

Lo rivela una sconvolgente ricerca effettuata dall’Associazione centro studi «Impara digitale» su 1300 genitori intervistati. Più il titolo di studio dei familiari è elevato, però, meno ore il bambino trascorre online nei giorni feriali

Intelligenza giovanile, attenti alle trappole che in Italia si vogliono mettere

Voglio dedicare la prima mormandata che segue alle (lunghe) vacanze all’intelligenza, e alle trappole tante che in Italia le si vogliono mettere.
Si sta diffondendo in modo preoccupante (parlo di migliaia di genitori in rete, con qualche psico in aggiunta) la diceria che i ragazzini più dotati abbiano quasi per definizione qualche patologia. Tipo Asperger o iperattività. Soprattutto Asperger, così si può asserire che abbiano di default problemi di relazione.
A che alibi questa fake strizza l’occhio? Al solito disinteresse mascherato da informazione.
Specifico che le succitate patologie sono indipendenti dall’iperdotazione intellettiva.
È vero che molti di questi bambini/ragazzi/adulti non sono in sintonia con la maggior parte delle persone, cosa che è più evidente da bambini, quando le armi del savoir faire e simulare non sono abbastanza affilate. È vero, ed è logico. Noi come ci sentiremmo se dal mattino al primo pomeriggio dovessimo stare insieme a una ventina di persone, diciamo di 12 anni, a seguire le lezioni della loro maestra e partecipare ai loro discorsi? Credo proprio che preferiremmo starcene per conto nostro, a leggere un libro o far qualunque cosa di meno noioso e più corrispondente al nostro modo di essere. Ecco, così capita a bambini che quanto a pensiero e comprensione sono avanti anni luce rispetto ai compagni, e spesso anche agli insegnanti.
La diagnosimania non riguarda soltanto i bambini ad alto potenziale intellettivo, ma estende tentacoli ovunque vi sia l’umanità. Sei talora giù talora talora su di morale, senza per questo inabissarti nella disperazione o giocarti la casa? Bipolare! Ce ne sono 7 di varianti, almeno in una ti ci ritrovi.
Sei giù giù, ne hai le tue ragioni che magari non ti sono proprio chiare? Depressione. Non ti va stare tanto in mezzo alla gente e dopo un po’ ti devi ricaricare per tuo conto? Spettro autistico, tanto vasto che da qualche parte ti ci metti.
https://www.giornalemetropolitano.it/intelligenza-giovanile-attenti-alle-trappole-che-in-italia-si-vogliono-mettere/ 1/2
29/9/2018 Intelligenza giovanile, attenti alle trappole che in Italia si vogliono mettere | Giornale Metropolitano
E così via, nello sforzo di rendere tutto incasellabile, di creare una distanza fra noi e noi stessi e gli altri, di annullare empatia e individualità riducendole a un manualetto disumanizzante. Tanto disumanizzante da estendersi al giudizio su crimini vari, che paiono giustificati se gli autori sono “diagnosticati” fragili. Quanto ai bambini, fra diagnosi e sostegni a scuola, si fanno di sé un’immagine distorta, non certo utile a crescere bene e sereni.
Morale? Lasciamo le diagnosi alle malattie vere e ai medici competenti (non agli insegnanti, né agli psicologi!), e cerchiamo di empatizzare con gli altri, piccoli e grandi, semplicemente rilevando e rispettando le loro caratteristiche. Le loro come le proprie, senza andarsi a impasticcare di psicofarmaci non appena il nostro stato d’animo non coincide con quel nulla che le diagnosi propongono come normale.

Articolo tratto da Giornale Metropolitano del 29/9/2018

13 Ottobre – Evento “Intelligenza: non solo Q.I.”

A Vicenza, il 13 ottobre, un team di studiosi si riunirà per  sfatare l’importanza esclusiva del Q.I. come misuratore di intelligenza. Si metterà a fuoco il mistero dei talenti non misurabili: l’intelligenza non è solo Q.I.!

È ai lampi del  pensiero intuitivo, dei talenti artistici, fra cui il talento matematico, che si devono le grandi innovazioni, i balzi della civiltà. Contrariamente a ciò che si crede.   Un ritorno all’umiltà e nello stesso tempo al valore dell’eccezione. E non è vero che i talenti si possono sviluppare soltanto da piccoli o da giovani: individuati e sviluppati da adulti, danno luogo a “prodotti” di valore e caratteristiche importanti ed inattesi.

Come scoprire i “doni” non misurabili? Come svilupparli ad ogni età? Che si fa, che si potrebbe fare in Italia per individuare i talenti e favorirne lo sviluppo?

Si esploreranno in cerca di risposte questi percorsi con un gruppo di esperti e specialisti, il tutto con la musica di Zoran Lupinc.

In esposizione, dipinti, foto, musiche di bimbi e di persone la cui arte è stata scoperta “tardi”.

Ai giornalisti sarà dedicato un piccolo rinfresco, durante il quale potranno conversare con relatori ed espositori.

(Scarica l’invito in PDF)

Partecipazione gratuita:
sabato 13 ottobre dalle ore 9
Vicenza, SHG Hotel De La Ville
Per info: 3484982419humaningenium.oing@gmail.com

 

 

Addio Jean!

Il 5 luglio 2018 è morto a Tours Jean Brunault. Il fondatore di Eurotalent, l’amico da trent’anni, uomo illuminato, generoso, animato da una volontà vera di migliorare la sorte di bambini intelligenti e di una costanza, acutezza e rigore nella ricerca non c’è più.
Lo salutiamo, non lo dimentichiamo. Lo pensiamo, chissà, insieme a Robert Pagès a chiacchierare divertendosi sulle vette del pensiero.

5 maggio 2018: Dalle app ai social media,
seminario di Giampaolo Gioia

RICONOSCERE I NEMICI, PREVEDERE I PERICOLI E SCANSARLI: L’INFORMAZIONE DEVE PRECEDERE L’ESPERIENZA.

Genitori e figli sono diversamente impreparati a prevedere, controllare, marginare i rischi e i guai mediatici gestire internet, app., istagram… anche a causa delle loro velocissime trasformazioni.
È utile che grandi e piccoli si informino insieme e insieme ne sappiano ragionare.
Per questo propongo che, gli uni subito dopo gli altri, seguano questo importante seminario, a cura di Giampaolo Gioia, Security Advisor specializzato nelle scienze strategiche per la sicurezza.
(naturalmente possono partecipare anche soltanto bambini e ragazzi e soltanto adulti! )

Per BAMBINI E RAGAZZI (dagli 8 anni in poi) ore 9,30-11
Per ADULTI 11,15- 12,45

  • Dalle App ai social media, oggi e nell’immediato futuro.
  • Spunti per proteggersi e per rendere amico l’onnipresente smartphone. In interazione diretta coi partecipanti, sarà privilegiata l’interazione con i partecipanti.
  • Se genitori volessero partecipare al seminario per gli adulti, è previsto, durante il loro incontro, l’intrattenimento – laboratorio di bambini e ragazzi nella sala adiacente.

SEDE: CASA ARMENA, Piazza Velasca 4 III piano.MM rossa fermata Missori, parcheggio di fronte
Iscrizione: humaningenium.oing@gmail.com
Costo

  • solo ragazzi-solo adulti: 30 euro a testa
  • ragazzi +adulti: 20 euro a testa

Si paga all’ingresso oppure con bonifico (BPM agenzia 00010/ Banca Popolare di Milano:
Eurotalent Italia IBAN IT7610558401610000000001144)