Vai qui, di Federica Mormando

Vai qui, un viaggio interiore come annuncia il titolo, un viaggio nell’altro e attraverso l’altro in noi- pubblicato per le edizioni Kimerik nel 2017, è il lato musicale di Federica Mormando, ospitata di recente sulla testata; psichiatra, psicoterapeuta, giornalista, lavora con persone di ogni età dal 1976 e in particolari si occupa anche di iperdotazione intellettiva per bambini ad alto potenziale per i quali aveva fondato l’unica scuola in italia. La musica è uno dei suoi linguaggi e con questo cd, frutto di una collaborazione con diverse persone – progetto grafico di Ines Angelino; direzione artista e funzione di tecnico del suono, Stefano Ligoratti; alla viola Franco Formenti; alla fisarmonica Zoran Lupinc; al piano Ani Martirosyan, Paola Piasentin; al flauto Giorgia Natale; al violino e viola Silvana Shqarthi – ci regala un viaggio poetico, una sorta di letteratura in musica. La copertina, disegnata dalla stessa Mormando, prelude ad un mondo di fiaba che i suoni confermano, ricordando le fiabe in musica. C’è qualcosa di antico nelle dieci tracce musicali, che si seguono come un racconto che ci porta con la prima traccia Conversando, nel calore di un interno domestico da dove parte la tessitura del sogno, che è una trama di parole ed emozioni, con il tocco pulito e netto del pianoforte a scandire il ritmo.
Il ritmo è rapido come versi veloci, pennellate che disegnano fiabe, ma anche racconti di dolori, che ricordano le narrazioni nelle case. Folletti
che guizzano, giocano rimpiattino, sfacciati e timidi ad un tempo, si annunciano con il suono squillante, ammaliante e a tratti capriccioso del flauto. E si sente anche il ritmo di danze tradizionali, di atmosfere in costumi. In Tornano le rondini
la fisarmonica annuncia gioiosa, seppur velata di malinconia, la primavera e anche qui il sapore è antico, popolare, forse per l’uso dello strumento che nella musica classica probabilmente non ha avuto il riconoscimento che meritava. Nel cielo sereno si libra una danza.

Il viaggio è il volo della mente, tra lo stupore di nuovi orizzonti e l’idea del ritorno, con un gioco tra realtà e memoria, una dialettica che si fa a tratti più malinconica, tra l’eccitazione della scoperta, il timore e la sospensione del ritorno. Anche il ritmo alterna suoni che si allungano e ritmi che sembrano impennarsi. Si avvertono suggestioni di certa musica dell’Europa centro orientale che racconta di migrazioni e di contaminazioni: dove il viaggio è nostalgia, ricordo di suoni lontani e la gioia è nel ricreare, nel reinventarsi ritrovandosi.
Andiamo sulla falsa riga del brano precedente non è un cammino unidirezionale, un invito semplice ad andare avanti ma anche a restare per avanzare. Un ribadire come sottolinea il suono del pianoforte quando si allunga e diventa profondo.
Genocidio è una marcia funebre per un popolo senza pace quale quello armeno, ma diventa una condivisione del dolore universale, sommessa, profonda, con un ritmo che nella cadenza diventa ossessivo, senza via d’uscita.
Lutto è un annuncio che nelle prime battute potrebbe essere anche di gioia, tosto si fa triste, implacabile con un silenzio di morte, un lamento delicato ché la delicatezza sembra la cifra di questo album. Anche quando la passione è forte non c’è mai veemenza, scompiglio, ma una compostezza dignitosa, mentre il pianoforte insiste su note alte e fredde e gli acuti creano la sensazione dello stridore. Eppure verso la fine c’è un’apertura, una musica che accede alla sfera spirituale, ad una musica che si affaccia su un altrove e la mestizia resta al di qua.

Quando avevo la tua età cede al ricordo ed è uno dei pezzi più classici dell’album.

Qui e là disegna il ritmo di danze collettive gioiose delle quali si avverte il brio e l’affanno liberatorio, così come a tratti una certa ingenuità che ha il sapore delle buone cose.
Tornerò conclude il nostro viaggio musicale con una nota di speranza, un lieto fine seppur non compiuto per tornare alla metafora della fiaba ed è il violino protagonista

.
a cura di Ilaria Guidantoni